di Magda Altman

Tra gli anni ’20 e l’inizio degli anni ’60, a La Laguna era piuttosto comune sentire parlare le persone del posto al contrario, utilizzando quindi una sorta di curioso slang che rendeva ogni conversazione assolutamente incomprensibile e misteriosa.

Il dialetto unico nel suo genere era nato appositamente per trarre in inganno l’ascoltatore e nascondere i messaggi; in particolare si mettevano al contrario tutte o alcune sillabe, a seconda del numero di queste contenute nella parola, seguendo una serie di regole ben precise.

Julio Fajardo, scrittore nonché fondatore di Los Sabandeños, è uno dei pochi rimasti a parlare questo curioso idioma.

Egli spiega che La Laguna è l’unico posto dove si usava parlare al contrario e l’origine dello slang è ancora piuttosto incerta; pare comunque provenire da Buenos Aires, luogo dove i canari emigrarono per poi ritornare sull’Arcipelago, e dove era utilizzato nei quartieri popolari per poter comunicare senza far capire nulla alla polizia o a eventuali curiosi.

A La Laguna il Verres, lo strano idioma, venne accolto con grande entusiasmo e ammirazione, perdendo così il losco connotato per il quale era nato in Argentina e assumendo invece lo spirito gioioso e ironico tipico della popolazione canaria.


Cominciò ad essere parlato tra compagni di bevute, nei guachinches di La Laguna, nei negozi di scarpe, nelle farmacie e nelle botteghe del barbiere, come quella di Farina, noto per parlare particolarmente bene al contrario e ad una velocità sorprendente.

Parlare al contrario a La Laguna divenne un modo per socializzare, per godere della compagnia e per divertirsi, una tradizione che parla di un’epoca ormai passata ma che la Associazione dei Residenti della città desidera recuperare e salvare dall’oblio.

L’associazione intende infatti, in collaborazione con il Museo di Storia cittadino, promuovere il Verres, insegnarlo alle giovani generazioni e diffonderlo ancora come patrimonio culturale tipico di La Laguna.