di Stefano Ferrilli

Una vicenda, quella della Cueva di Bencomo, che non solo si trascina da diverso tempo ma che allo stato attuale dei fatti presenta situazioni che ne complicano ulteriormente una tanto auspicata risoluzione, come la comparsa di proprietari.

Cueva del Bencomo, un tesoro archeologico la cui posizione precisa non è tuttavia ancora chiara, dopo 30 anni di abbandono e di dimenticanza, ha ricevuto l’interesse della Direzione Generale per i Beni del Gobierno de Canarias per lo sviluppo di un progetto che trasformi il luogo nel primo museo naturale di Tenerife.

Un “museo de sitio” a tutti gli effetti, che già detiene una dichiarazione BIC (Bien de Interés Cultural), un progetto, due comuni che si contendono l’appartenenza del luogo e ora, a sorpresa, i proprietari che ne promuovono la riqualifica.

Innanzitutto parrebbe, dai documenti ufficiali e dal Plan Insular de Ordenación de Tenerife (PIOT) del 2003, che la Cueva de Bencomo si trovi a La Orotava e non nel comune di Santa Ursula.

Secondariamente, ma non per importanza, i proprietari sarebbero gli eredi di Juan Bautista Hernandéz che acquistò regolarmente nel 1929 il sito per poi lasciarlo in eredità ai figli nel 1941.


Il sito, diviso in tre aziende agricole nella zona denominata Tamaide a Santa Ursula per un valore complessivo di 5.590 pesetas dell’epoca, venne riaccorpato in una unica sola finca di 64.804 metri quadrati di terreno su cui sorgevano abitazioni, una cantina e due fonti, per poter essere ceduta ai nove discendenti, la cosiddetta seconda generazione, responsabile per il mantenimento del sito per diversi decenni.

La terza generazione che si trova a gestire la problematica vicenda è composta da ben 22 eredi che affermano di non avere la certezza che i loro antenati sapessero dell’esistenza della Cueva di Bencomo, vale a dire la residenza principale dell’ultimo re dei Guanches, Bencomo.

Nel 1981 la famiglia e la città di Santa Ursula giunsero ad un accordo secondo il quale gli eredi acconsentivano a donare all’Ayuntamiento 6.500 metri quadrati del possedimento, vale a dire la porzione nella quale si troverebbe ubicata la cueva del famoso re guanche in cambio del permesso all’urbanizzazione di una parte della tenuta.

Dal momento che l’Ayuntamiento non onorò l’accordo, gli eredi si riunirono di fronte ad un notaio per ufficializzare lo scritto, nel quale si sottolineava l’impegno a riscattare la Cueva e quindi di renderla visitabile,  il tutto a carico dell’amministrazione pubblica.

A cinque anni esatti dalla firma di un accordo che non ebbe mai risvolto pratico, il 14 marzo del 1986 la Cueva del Bencomo venne dichiarata BIC, con categoria di monumento storico artistico, da parte del Gobierno de Canarias ma la famiglia degli eredi non ne venne mai informata.

Quando gli eredi entrarono a conoscenza che il sito era stato ritenuto emblematico e quindi da proteggere, nessuno dell’amministrazione comunale procedette a contattarli per un eventuale progetto di riqualifica, nonostante i numerosi scritti presentati in via privata e poi congiuntamente al direttore del Museo Archeologico ed Etnografico di Tenerife, Rafael González Antón.

In particolare uno scritto datato 3 giugno 1996 firmato da 16 proprietari del sito, avrebbe autorizzato l’esercizio dei poteri adeguati per svolgere il lavoro per migliorare la grotta e i suoi dintorni così come di adottare tutte le misure necessarie a gestire il gregge di capre che di solito occupano la zona.

A quello scritto, però, non ha fatto seguito alcuna risposta da parte delle autorità così come non è stato effettuato alcun intervento per proteggere la zona dalle capre.