di Ilaria Vitali

L’arcipelago delle Canarie possiede un vasto patrimonio culturale legato all’antica cultura della popolazione aborigena che per prima abitò le sue isole, quella dei Guanches, che lasciò tracce del suo passaggio all’interno delle grotte nella quali si era insediata.

Il ritrovamento di arte rupestre e sculture in pietra è una delle testimonianze delle rappresentazioni più comuni dei Guanches che molto dicono circa la cultura e i modi di vivere dell’antica civiltà.

Un patrimonio vastissimo, presente sulla maggior parte delle isole dell’arcipelago, e destinato, suo malgrado, ad essere dimenticato e quindi distrutto dalla negligenza delle autorità, dall’ignoranza e dal vandalismo.

Il comune di Santa Cruz de Tenerife è stato classificato come il peggiore in quanto a conservazione della cultura guanche, una città che gli esperti citano come esempio di incuria nei confronti dei tesori della popolazione aborigena; su 45 siti archeologici infatti, solo 21 sono stati recuperati e in maniera appena sufficiente, tanto che, dopo le polemiche sollevate dalle numerose realtà di studiosi, il Cabildo di Tenerife si sarebbe impegnato nella realizzazione di una Carta Archeologica ed Etnografica della città, progetto per il quale non esiste però ancora alcuna data certa.

Il rammarico di alcuni esponenti di partiti politici all’opposizione riguarda il chiaro stato di deficit patrimoniale e di restauro in cui versa Santa Cruz e la possibilità che in tutta la zona di Anaga vi siano ancora luoghi scarsamente accessibili che potrebbero rivelarsi preziosi per eventuali ritrovamenti di reperti ma che ancora non inclusi in alcun progetto di indagine.


Nella sola isola di Tenerife vi sarebbero 5.000 aree di interesse di cultura guanche ma di queste solo 200 sono considerate in buone condizioni.

Grazie a fondi provenienti dall’Unione Europea sarà possibile migliorare l’accesso e la segnaletica del Barranco del Muerto, per esempio, un luogo la cui ristrutturazione potrebbe dare un impulso significativo al turismo della zona sud est dell’isola e dove vi sono almeno una trentina di pareti con iscrizioni rupestri considerate uno dei primi gruppi di incisioni noti sull’isola.

Il Barranco del Muerto è stato riconosciuto nel 2014 come sito archeologico di interesse ma il degrado in cui sono state lasciate le aree di accesso, stanno facendo precipitare la zona nella più totale dimenticanza; il Cabildo avrebbe assicurato un intervento del valore totale di 180.000 euro da realizzarsi entro la fine del 2017.

Come afferma una delle archeologhe del prezioso Museo de la Naturaleza y el Hombre de Santa Cruz de Tenerife, è proprio nella capitale che si trova una ricchezza di anfratti, in precedenza abitati dai Guanches, suddivisi in camere di sepoltura, stanze di uso comune che nel corso del tempo sono andati distrutti parzialmente o occupati impropriamente.

La diretta conseguenza è stata, oltre alla perdita di preziosi siti di ritrovamento, la scomparsa di suppellettili e manufatti di epoca guanche.

Le opere di rifacimento della zona di Las Teresitas negli anni ’60 hanno letteralmente sepolto il giacimento paleontologico esistente nella zona; la maggior parte dei fossili recuperati sono conservati all’interno del Parque Rural de Anaga, ma molti giacciono ancora occultati e si parla di resti antecedenti all’epoca guanche e risalenti al Quaternario.

Nonostante l’importanza, oggi questi reperti sono sepolti sotto strati di roccia e terra, dimenticati.