L’export della pasta italiana continua a crescere

Gli spaghetti italiani sono ancora “campioni del mondo”

di PAOLO GATTO

L’Italia nel 2015 ha esportato 1,8 milioni di tonnellate di pasta e nel 2016 si è registrato un ulteriore incremento del 6% dei consumi. La Germania si conferma il mercato principale per gradimento di pasta tricolore. I piatti più gettonati sono i rigatoni al pomodoro, la carbonara e, dopo il terremoto, l’amatriciana.

 

La pasta è uno dei prodotti italiani più venduti al mondo. La sua produzione è aumentata negli ultimi anni del 57%, passando da 9,1 a 14,3 milioni di tonnellate. Sono 48 i Paesi a produrne in quantità accettabili (oltre mille tonnellate) e ben 52 (erano 30 diciotto anni fa) quelli che ne consumano almeno 1 kg pro capite all’anno. 


Da dati ISTAT, l’Istituto Nazionale di Statistica, si apprende che l’export di pasta italiana registra il dodicesimo anno consecutivo di crescita. Nel 2016 il balzo dei consumi complessivi è stato del 6 per cento. Un business sicuro e continuativo per l’Italia, soprattutto per le grandi aziende come Barilla e De Cecco.

Secondo Aidepi, l’associazione dei produttori, nel 2016 l’Italia ha esportato 2 milioni di tonnellate di pasta (+6%) per un valore di oltre 3 miliardi di euro e un incremento di circa il 5%. Le esportazioni influenzano l’offerta per circa il 50%.

Con la crisi del 2008 il mercato della pasta ha perso poco rispetto ai crolli di altri settori. Le esportazioni hanno consentito alle nostre imprese di mantenere la produzione senza gravi conseguenze.

L’Italia rimane il primo produttore e consumatore mondiale di pasta: in Italia se ne mangiano circa 30 chilogrammi pro capite l’anno, circa il doppio rispetto ad altri paesi che hanno altre usanze culinarie, anche se venezuelani, tunisini e greci ne vanno ghiotti: i consumi pro capite vanno dai 10 e i 15 chilogrammi. Seguono gli americani, gli inglesi e gli svedesi con circa 8 chilogrammi.

Tra i Paesi che importano maggiori quantità di pasta italiana, rimane in top position la Germania, che ha visto un incremento in volume di oltre il 5% dal 2014, seguita poi da Francia, Giappone e Russia. Importante è l’Argentina che, per la forte presenza di italiani, ha raddoppiato la domanda del prodotto. 

Sono oltre 300 i formati di pasta a disposizione. Tra i formati preferiti dagli italiani il primo posto spetta sicuramente agli spaghetti, di gran lunga i più consumati con una quota del 14,4% sui volumi totali venduti in Italia.

Lo spaghetto è senz’altro il formato di pasta che maggiormente rappresenta la cultura alimentare italiana nel mondo. Il termine deriva da ‘piccolo spago’ ed è presente in tutte le tradizioni culinarie regionali, da Nord a Sud Italia. Sul podio dei primi figurano poi, a seguire, le penne rigate (8,5%) e quindi i fusilli (7%),  di derivazione araba che si sono diffusi dapprima nelle regioni meridionali  da cui partì l’espansione musulmana nel Mediterraneo. 

Tra i consumi emergenti crescono infine anche i numeri dei “Gluten free”, la pasta senza glutine. Tra le posizioni rappresentative entrate nel paniere dei prodotti consumati, figura infatti la pasta senza glutine che avanza nelle vendite di pari passo con la crescente domanda di alimenti gluten free da parte sia delle persone affette da celiachia che di altri consumatori. Un segnale importante che dimostra la continua crescita del mercato del “gluten free” non solo nelle farmacie ma anche negli altri canali distributivi, come negozi specializzati e Grande distribuzione.

Negli ultimi tempi il giro d’affari dei prodotti senza glutine è infatti cresciuto del 32,1%.
Complessivamente, una volta tanto, almeno sul fronte delle paste alimentari, si può affermare non senza una punta d’orgoglio e di soddisfazione che l’Italia ha difeso e continua a difendere il suo primato di qualità e fatturato.