Seconda parte

di Ilaria Vitali

La storia della conquista di Tenerife vede il primo segnale di successo durante la Battaglia di Aguere (La Laguna) dove nel novembre del 1494 lo sconfitto Alonso Fernández de Lugo ricostruisce il fortino di Añazo e affronta nuovamente il mencey Bencomo, sorprendendolo questa volta in una zona pianeggiante dove, grazie alla cavalleria spagnola e ai rinforzi provenienti da Fernando Guanarteme, vince lo scontro, uccidendo lui, il fratello e i 1.700 guanches del suo esercito.

In seguito alla drammatica sconfitta, il popolo guanche dovette affrontare una terribile epidemia che decimò gli abitanti e lasciò parte dei sopravvissuti in condizioni disperate; la “gran modorra”, come venne chiamata all’epoca ovvero il grande torpore, causò infatti oltre a numerosi morti, l’indebolimento progressivo di coloro che sopravvissero.

Nulla si conosce circa la terribile epidemia che molto probabilmente fu causata da germi e batteri importati dagli spagnoli e per i quali la popolazione aborigena non aveva il necessario set immunitario per potervi far fronte.

Il modo di vivere infatti dei guanches, con assembramenti isolati l’uno dall’altro e la totale assenza di pozzi neri o latrine dove potessero veicolare i batteri, non presentava alcun elemento che potesse dare vita ad una diffusione di focolai infettivi e questo quindi conferma che l’epidemia altro non era che l’impossibilità da parte dell’organismo aborigeno di difendersi dai germi europei.


Ma per una battaglia vinta e quindi un menceyato conquistato, rimaneva un’intera isola da soggiogare e piegare alla volontà della Corona spagnola.

Tenerife in particolare modo risultò quella più resistente agli attacchi provenienti non solo da terra, ma anche da mare, come quello di Nelson che attaccò frontalmente Santa Cruz dalle navi, procedendo poi con uno sbarco in piena regola sul molo.

Ma perché la Spagna volle a tutti i costi impossessarsi di quelle isole, neutralizzando chi già vi abitava in pace?

Le prime notizie dell’esistenza di una popolazione aborigena canaria arrivarono per caso da un genovese, Niccoloso de Recco, che nel 1341 durante una spedizione portoghese da lui capitanata, si imbatté nelle 7 isole, scoprendo che erano pressoché tutte abitate nonostante non vi fossero mezzi di comunicazione tra di esse.

L’isolamento dell’arcipelago si ruppe nel secolo XVI con la presenza cristiana che se da un lato favorì la comunicazione, dall’altro fu portatrice di distruzione.

L’andirivieni di commercianti andalusi e catalano-aragonesi mantenne un contatto costante con il continente e nel 1343 il Papa Clemente V ordinò il Vescovado del Teide.

Alla fine del XVI secolo le visite degli armatori andalusi aumentarono per la ricerca di mercanzia esotica ma soprattutto per la tratta degli schiavi, fenomeno che assunse toni sempre più drammatici.