Ancora in corso di studio, il primo museo caprino potrebbe sorgere nel caseificio di Benijos a La Orotava, come occasione per diffondere i valori naturali, culturali e storici legati a questa antichissima attività della pastorizia che è tradizione delle isole.

Fortemente spinto dall’Ayuntamiento di La Orotava, il progetto di realizzazione del primo museo caprino è stato accolto con grande entusiasmo dall’assessore all’agricoltura Alexis Pacheco, che ha sottolineato l’importanza del settore zootecnico e dell’allevamento nella Valle di La Orotava e nella zona nord di Tenerife, dove la tradizione è sopravvissuta seppur con molte difficoltà fino ad oggi.

In particolare l’assessore ha evidenziato la necessità di promuovere questa antica attività, mostrandone tradizione e sviluppi, illustrando le razze allevate, le tecniche di realizzazione di prodotti caseari nonché la storia dell’utilizzo ancora attuale di molti strumenti.

Il museo caprino sarà situato nell’attuale caseificio de Benijos, anch’esso oggetto di diversi progetti per ampliarlo e convertirlo nella latteria centrale di Tenerife, dove trovare una consistente varietà di prodotti lattiero caseari genuini.

La particolare attenzione dell’Ayuntamiento per il settore legato al mondo dell’agricoltura e dell’allevamento, deriva dall’impatto che questo generò negli anni passati durante la crisi economica generale, servendo come rifugio per molte persone che dovettero reinventarsi un lavoro o una impresa e che trovarono quindi nell’antica arte casearia un motivo non solo di sopravvivenza ma anche di continuità di una tradizione.

Il sindaco ha di recente presentato il progetto al Cabildo di Tenerife affinché vengano erogati sostegni economici per la sua realizzazione, oltre che al ministro insulare di Agricoltura, Allevamento e Pesca per affrontarne la tempistica di realizzazione, che dovrebbe essere a partire dal prossimo anno fiscale.


Le antiche popolazioni aborigene allevavano bestiame per il cibo e per le pelli, oggi la tradizione continua e meriterebbe di essere divulgata come patrimonio etnico culturale dell’arcipelago canario.

di Carlo Zappata