Indigenti, un fenomeno che a Tenerife è cresciuto del 15%

Quello degli indigenti, persone senza fissa dimora, è un fenomeno che preoccupa il sud di Tenerife e che arriva sui tavoli della Caritas e delle autorità locali come emergenza a cui porre rimedio.

Non si parla di profughi in fuga dai loro paesi in conflitto e nemmeno di casi sporadici legati a scelte di vita dal sapore un po’ hippy, bensì di poveri, persone senza reddito e dimora che si barcamenano alla giornata in uno dei luoghi fondamentali del motore economico dell’arcipelago.

Si hanno notizie circa una dozzina di indigenti che si sono insediati all’aeroporto Reina Sofia, ma per tutti gli altri sono Adeje e Arona i luoghi dove spiagge, edifici abbandonati e spesso la strada diventano dormitori improvvisati.

L’allarme della Caritas riguardo agli indigenti si è concretizzato in una richiesta formale di costruire un rifugio a Los Cristianos, simile a quello già esistente a Santa Cruz de Tenerife che accoglie un centinaio di persone fornendo loro un tetto e almeno 3 pasti caldi al giorno.

Una richiesta però che al momento non riesce a valicare un muro fatto di problemi burocratici tra le varie amministrazioni.


Due anni fa il precedente gruppo al governo dell’Ayuntamiento di Arona si mostrò a favore della realizzazione di un rifugio per senzatetto dopo la morte di tre persone in seguito ad un’ondata di temperature basse che, sebbene non artiche, furono fatali a causa delle condizioni debilitate delle vittime.

A distanza di due anni e in seguito alla mancata realizzazione del rifugio, il numero degli indigenti su Tenerife è aumentato del 15%, incrementato dalla presenza dei cosiddetti mochileros, backpackers, che dormono sulle spiagge.

Facendo una disamina del fenomeno che riguarda il solo aeroporto, Jose Antonio Diez, coordinatore dell’Área de Inclusión Social de Cáritas e responsabile del monitoraggio dei senzatetto nel sud dell’isola, afferma che vi sono due distinte categorie di indigenti: coloro che cercano disperatamente risorse per tornare nel loro paese d’origine e coloro che invece semplicemente vivono alla giornata senza volersene andare.

Questi ultimi, sottolinea Diez, presenterebbero problemi mentali o sarebbero soggetti a diverse dipendenze e sono coloro che non desiderano lasciare l’aeroporto per strutture a loro destinate, vivendo di espedienti come elemosina in cambio di trasporto bagagli.

I lavoratori aeroportuali si sono rivelati preziosi per il controllo di coloro che stazionano al Reina Sofia benché lamentino le pressioni subite da AENA (la società che gestisce gli aeroporti) per convincere i senzatetto ad andarsene, operazione che richiederebbe un mandato essendo l’aeroporto un luogo pubblico.

E una volta sfollati dal Reina Sofia, potrebbero, sottolinea Diez, trasferirsi semplicemente all’aeroporto di Gran Canaria, dove da circa un paio di settimane 30 persone vi pernottano e almeno una decina non lascia la struttura nemmeno durante il giorno.

(di Cristiano Collina)