Lettera al Direttore – I Dottori, questi sconosciuti

Mai avuto fiducia all’ennesima potenza nei medici. Il mio dottore della mutua in Italia mi diceva scherzando “Noi siamo come i parrucchieri ed i meccanici. Siamo bravi se ci prendiamo”. Quanto aveva ragione. Così io per esperienza diffido. In gioventù per togliermi un fastidioso male alla gamba destra, all’epoca c’era ancora il mio adorato papà, mi operarono di appendicite e poi di una cisti tendinea che molto probabilmente non avevo, in una allora rinomata Clinica della mia città, ora diventata una tristissima Geriatria. Questo detto dall’ortopedico che poi mi curò una brutta scoliosi, causa di quel fastidiosissimo dolore. Ora veniamo al fatto che vi vengo a raccontare. Sono qui, e qui a Tenerife mi capita un fatto che riguarda la mia sfera intima. Non sto qui a spiegarvelo nel dettaglio, ma vi garantisco, dovermi recare dal Ginecologo dopo pochi mesi dalla visita precedente, e per un fatto che può presentarsi pericoloso, mi mette una certa apprensione. Così prendo appuntamento, e torno con la coda tra le gambe e la speranza che non sia nulla di grave. Visita di rito, ecografia, verdetto. Operazione da fare in breve, per poi passare ad un referto istologico. Io non sono fifona. Di più. Se si tratta di me non ho un minimo di ottimismo da tirar fuori. Vedo nero ancor prima che lo sia. E poi non son mica convinta. Prima di andare sotto i ferri chiedo consiglio a mio marito, lui vuole un altro controllo, un termine di paragone, e sicuramente anch’io. Chiedo il parere anche ad una carissima amica di cui mi fido ciecamente che abita sull’Isola da qualche anno. Mi da un nome, che sarà quello del medico che mi visiterà due giorni dopo il responso precedente. Entro nel suo ambulatorio. Un medico che sorride. Calmo. Che parla adagio lo spagnolo. Che capisco. Che mi piace. Una cosa simile mi accadde soltanto con un bravo Primario che curò mia madre ora in pensione. Il dott. Bionda, a cui ho spedito persino una cartolina da qui perché è con molto affetto che lo ricordo. Rarissimo anche in Italia un medico che non vada veloce e non abbia la faccia di quello che Si sbrighi che ho tanto lavoro, avanti un altro, sono 150 euro. Mi fa accomodare sul lettino, mi visita, mi fa l’eco, mi rassicura. Non c’è proprio niente da togliere. La sola cosa che si vede è un minuscolo residuo di un polipo uterino tolto in Italia due anni fa. Nulla di importante né da operare. Inutile celare la mia felicità. Gli do persino due bacini sulla guancia quando lo saluto. Mentre lui non si leva quel sorriso dal volto. Quello del medico che fa il suo lavoro perché gli piace, presumo, e  sono certa, perché ne è degno. Da questa esperienza potete trarre le dovute conclusioni. Non solo qui, ma ovunque, non fidatevi mai del primo responso di un medico a meno che non lo conosciate a fondo e ne abbiate una profonda stima. Per la salute si deve agire con prudenza e se una persona non ci piace, o abbiamo dei dubbi, non siamo obbligati a fossilizzarci su di lei. Con il dovuto rispetto per i medici che fanno con coscienza e passione il proprio lavoro, vi auguro di non avere mai bisogno di entrare in un ambulatorio con le mani tremanti. Ma se succede, se qualcosa va storto, diamoci sempre una seconda, o una terza possibilità.

di Danila Rocca