La mano perfetta

Michael Lawrence, scrittore giornalista e tre volte campione del mondo, in uno dei suoi più noti libri “The complete book on takeout double” dice che la “mano perfetta” per il contro è la 4441, e che con questa distribuzione bastano 11 punti per intervenire su qualsiasi apertura a livello uno. Sud ha aperto 1♥; in Ovest, Lawrence contra con: ♠A1094 ♥6 ♦K982 ♣K1094: dieci punti di testa e solidi.

E se avessimo (in zona): ♠6 ♥A1094 ♦K982 ♣K1094, con l’apertura di 1♠?

Nel corso delle mie interviste ho sottoposto questa mano ad alcuni dei giocatori più forti del mondo.   chiedendo se  anche loro avrebbero contrato in entrambi i casi. Ecco come mi hanno risposto:

Norberto Bocchi: Personalmente io contro con entrambe le carte. Non è questione di contare i punti: quelli bravi i punti non li contano, ma guardano al tipo di distribuzione. Anche se ci sono pochi punti vedono che ci sono tre teste e la tricolore, dove sta il problema? Montserrat è una mia grande amica, ma non condivido la sua opinione. Il bridge è bello perché è anche vario: non è questione di essere nel giusto o di sbagliare, si tratta piuttosto di fare delle scelte che tante volte possono essere opinabili ma non sono mai discutibili. Il bridge è un gioco di scelte. A volte fra noi ci confrontiamo. Lauria Versace o Duboin spesso mi chiedono: ”Tu con queste carte che avresti fatto?”. Ebbene, in molti casi la mia risposta è differente da quella che pensano loro. Ma non è che qualcuno sbaglia, anzi io accetto sempre i punti di vista degli altri grandi giocatori. Ora sulla mano che mi proponi io dico contro, perché lo ritengo più giusto tecnicamente. Però se un altro dice passo io non lo discuto, potrebbe essere una giusta dichiarazione. Certo se, per ipotesi, uno dicesse 7 cuori allora… è sbagliato. Molto dipende dal differente stile di gioco di ciascuno.

Giorgio Duboin: Personalmente io adotto uno stile molto più all’antica. Ovviamente in prima con la tricolore e i dieci punti di testa contro. In zona non mi viene nemmeno in mente! Fino ad un certo limite di punteggio, diciamo, il mio stile è quello di contrare comunque con la distribuzione e i punti. Spesso vengo criticato per esser passato in alcune mani, a volte con una bilanciata e 13 punti non contro perché non ho la distribuzione. E’ evidente che il singolo proprio nel colore dell’avversario può abbassare leggermente il livello del contro. Chiaramente se l’avversario avesse aperto a livello 2, diventerebbe una pazzia dare il contro anche con il singolo.

Quando gli ho sottoposto questa mano, il suo amico Bocchi mi ha risposto “Non è questione di contare i punti: quelli bravi i punti non li contano, ma guardano al tipo di distribuzione. Anche se ci sono pochi punti vedono che ci sono tre teste e la tricolore, dove sta il problema?”.


Deve essere una questione di equilibrio: bisogna sempre cercare di fare la cosa meno pericolosa. A volte la cosa meno pericolosa può essere invece parlare e la cosa più pericolosa lasciare. Il bridge è un gioco di probabilità e come in tutti i giochi di probabilità bisogna rischiare in funzione del premio. Bisogna sempre farsi i conti di quanto conviene. Chiedersi cioè: se mi va male, cosa perdo? E se mi va bene: cosa guadagno? Detto in termini matematici è molto facile e detto così sembra molto banale: è chiaro che però poi solo l’esperienza ti insegna a fare la cosa giusta. A volte non devi contare i punti ma guardare solo la distribuzione. Ma questo più che nelle mani di contro informativo è molto più logico pensarlo nelle mani dove si deve rischiare un intervento, magari a livello di due: se ho una monocolore non intervengo, se ho la 6-4 intervengo perché se non parlo subito probabilmente non sarò più in grado di parlare, ad esempio. Allora è vero che posso andar sotto e pagare 800 dicendo 2 fiori, ma anche vero che potrei guadagnare 300 a 5 fiori e se non parlo subito probabilmente poi non potrò più farlo. E’ sempre una questione di rischio calcolato e di premio corrisposto. Tornando al contro informativo, comunque il punteggio conta: è chiaro che se è una competizione a colore il punteggio non conta niente, ma nel momento in cui io contro magari il mio compagno ha una mano per dire due o tre senza e alla fine lì i punti contano, eh? Un 3NT con 21 punti sulla linea e due bilanciate non si fa.

Fulvio Fantoni: Secondo me dipende da diversi fattori, bisogna vedere se siamo in zona o meno, se il compagno è passato o non è passato. E poi dipende se stiamo giocando un torneo a coppie o un torneo a squadre, qual è la strategia o tattica che si sta attuando… Sono veramente tanti i fattori. Con la tricolore e 11 punti, tendenzialmente il contro non c’è dubbio che va dato. Se però il compagno è già passato e siamo in zona non è scontato intervenire. Se invece invertiamo in quella distribuzione di Lawrence le cuori con le picche chiaramente il discorso cambia, perché se contri su 1 picche forzi il tuo compagno a parlare a livello di due. Il rischio aumenta: quindi tutti i fattori di cui ti parlavo prima pesano nella decisione di intervenire o meno. Personalmente così, in zona contro prima e a compagno passato, io posso anche decidere di non contrare, anche se logicamente la distribuzione della mano e il possesso di 10 e 9 danno alla mano un valore più forte dei soli punti onore.

Agustin Madala: La prima contro e la seconda passo. Per la prima, non tengo in grande considerazione il fattore vulnerabilità. Se ho delle carte che meritano la dichiarazione intervengo. Quando si è in zona, c’é lo stesso rischio tra parlare e non parlare: voglio dire, uno può pagare 800 o può trovare la manche introvabile che vale 600. Ma la mia scelta si basa su altro. Vedo la prima come una mano che può competere fino a 3 picche su 3 cuori, e se lo voglio fare è meglio se intervengo subito. Nella seconda invece, le picche sono un seme di più alto rango, quindi nel caso in cui gli avversari arrivino a 3 picche sono morto, se arrivano a 2 posso ancora contrare. In tutte due le mani c’e bisogno di molto per fare la manche, e preferisco parlare solo nella prima. Sicuramente bisognerebbe fare la stessa cosa sempre, cioè contrare in entrambi i casi ma… io non sono fatto cosi! (ridendo, n.d.r)

Laura Camponeschi

(Neapolitan Club – http://neapolitanclub.altervista.org/)