Cacciatori e la tristissima storia di Magrissima Bety

Vogliamo parlare dei cacciatori, della caccia, e qui ci facciamo dei nemici per come lo faremo, ma non m’importa. No alla caccia, e mi fanno una pena infinita questi poveri cani che vengono “usati” a questo scopo, che vivono una miserabile vita dentro a recinti o gabbie per uscirne solo quando servono allo scopo del padrone, cioè al rincorrere volatili o lepri o altro, addestrati a veder gli odori, i rumori, i fruscii, eccolo, è li, spara, sei contento, ho fatto il mio dovere, e adesso corro, vado veloce ed anche te lo porto quell’animale innocente, così che tu sia felice, e mi dia un po’ di cibo, magari una carezza, un po’ di questa misurata libertà.

Così sarà accaduto a Bety, un’anziana cagnetta da caccia che, finito il suo mandato, divenuta inutile al suo scopo, come quasi sempre succede, è stata abbandonata dal suo “umano”. Chissà la povera Bety, sola a vagare nella zona del Teide, lassù in alto, al freddo, indifesa, sempre più magra, chissà cosa Bety avrà pensato di noi, e sopratutto di quelli che col fucile le sembrava le avrebbero sempre concesso di stare loro accanto, anche per quel poco, e chissà se quel disgraziato che l’ha lasciata lì, che l’avrà fatta scendere dall’auto e avrà voltato lo sguardo indifferente, ma si chi se ne frega, che per quella gente SON SOLO CANI, avrà avuto un attimo di rimorso, un secondo almeno.

Ma no, ma no. Per chi abbandona un cane non c’è pietà per gli animali, per chi non li ama non c’è cuore che tenga. Per chi spara non c’è ripensamento. E Bety perde tanti chili, ma tanti, fino a che un giorno una persona, non ci è dato di sapere chi, le passa accanto e se la porta a casa.

No. Non finisce qui. Non c’è ancora il lieto fine per Bety. Mercoledi 10 maggio, alla Laguna dove Bety si trova, sempre pelle e ossa, forse tremante, in via Heraldo Sanchez ci si accorge di un cane sul davanzale di una finestra. E’ un vecchio cane da caccia. Magrissimo. La finestra è chiusa. Ci si chiede perché. Come ha potuto un cane richiudere i vetri dietro di sé? Così queste brave persone si attrezzano con delle coperte e in quel modo, tutti assieme, col fiato sospeso e con la forza della speranza, gli fanno da scudo e il cane cade lì. E’ salvo. Salvo. Questo è il suo destino. La salvezza il suo futuro.

E’ lei. E’ Bety. Ed oggi Bety è in un Ostello in Valle Colino, pesa solo 15 chili, dovrebbe essere sui 25. Aveva una fame, dicono. Quando è arrivata voleva mangiarsi persino il piatto. Bety ha ancora timore degli uomini, ma è buona, non è stata “contaminata”, si lascia toccare. Finirà lì i suoi giorni, con altri cani come lei, soli, ripudiati, ma almeno accuditi, amati da questi volontari che, con le donazioni che ricevono, comprano loro cibo e addirittura vanno nelle scuole a coinvolgere i bambini che crescano lontani dall’idea dell’abbandono, e vicini a quella dell’amore per queste bestiole, e che se desiderano un cane possono anche procurarselo lì, in questi luoghi dove, provate se cercate un cane, lo desiderate, quegli occhi dietro alle reti vi faranno innamorare.

E vi prego, che siate cacciatori, persone comuni, adulti e non, non abbandonatele queste amabili creature, pensate a Bety, alla sua disperazione, e a quello che voi stessi provereste se le persone in cui confidate vi voltassero le spalle, e voi foste fragili, e indifesi, e non aveste scampo. Forza Bety. Metti su chili. Riprenditi. Chissà che un giorno qualcuno arrivi e ti porti via con sé. Magari con l’idea di volerti bene.


di Danila Rocca