La fine del Circo Barnum

Il Circo. Una realtà che nasce quando la tv non c’era, né c’era la possibilità di volare e quindi era precluso, dal vivo, qualsiasi tipo di approccio con animali esotici quali leoni, elefanti, scimmie. Richiama l’idea del teatro, con il suo palcoscenico che si apre, rosso, dietro al quale aspettano di esibirsi uomini e animali per soddisfare curiosità di grandi e piccini.

Quando la città si riempie di cartelloni, con le date, i disegni di belve e di acrobati e pagliacci, e l’immagine del proprietario che invita con un sorriso ai suoi spettacoli, arriva il Circo. Non sono stata cresciuta con l’amore per questo tipo di passatempo, al Circo ci sono stata una volta, da piccina, e le frustate che sfioravano i leoni, le loro bocche spalancate, il domatore che doveva rappresentare la forza, la supremazia, a me facevano afflizione, così come gli elefanti che sfilavano per mettersi poi seduti su due zampe, o con una sola sul corpo di una persona, che bravi che erano, ne avessero mai spiaccicata una. Oggi abbiamo capito, finalmente, per amore o per forza, che far esibire degli animali annullando la loro dignità, creando loro enormi disagi, è uno spettacolo altamente diseducativo.

I bambini in particolare sono vittime inconsapevoli ai quali viene trasmessa la rappresentazione autorizzata della sottomissione e della ridicolizzazione di chi è indifeso. Diciamocelo, il Circo non ha più ragione di esistere se non attraverso il talento di uomini supremi che fanno del lavoro sul loro corpo una forma d’arte. Se non senza lo sfruttamento degli animali. Ovunque. Ed è su questa scia che il 21 maggio u.s., ha chiuso lo spettacolo più grande del mondo, il Circo Barnum, in viaggio da 146 anni. Per l’America era una istituzione. In origine raccontava di bestie sconosciute e non, di donne barbute, nani, giganti, un Circo che per la società “evoluta” non trova più alcuna collocazione.

La sua storia in breve: nel 1860 nasce questo Circo itinerante, si ispira alle esibizioni equestri, crea personaggi quali ad esempio la vecchia che avrebbe 160 anni, sforna uomini deformi che esibirà anche all’American Museum di N.Y., mostra la sirenetta, l’elefante Jumbo, e tanti altri ancora. Per un certo periodo c’è persino Buffalo Bill che la gente accorre in massa a conoscere, memore delle sue gesta.

Passano gli anni e dopo fusioni con soci e grandi successi che portano il Circo a raggiungere l’Europa con 85 carrozzoni e 1000 dipendenti, si arriva alla sua chiusura.

Troppo elevati i costi di gestione, troppe le lunghissime battaglie con i gruppi che difendono i diritti degli animali.


Dopo Orlando e Miami, ultime location dei suoi spettacoli, il Circo Barnum chiude i battenti. Le battaglie legali sono finite. I dipendenti che hanno perso il lavoro saranno ricollocati dalla Società in altro modo. Peccato per chi amava il Circo, ma fortuna per il mondo che si è liberato, in questo singolo caso, dello spettacolo più triste del mondo. I 43 elefanti sono stati trasferiti in Florida in una riserva già da quando aveva vinto, la legge, la pietà, e lo stupore sarà rivolto a chi porterà spettacoli di grandi artisti in lungo e in largo, che nulla avranno a che vedere con lo show di animali nostri  prigionieri, divenuti nel tempo soltanto indifesi FENOMENI DA BARACCONE.

di Danila Rocca