La compagnia del balletto di Mosca a Los Cristianos

Non sono sicura di essere la persona giusta per riferire del grandissimo impegno della compagnia che si è esibita  al Teatro Infanta Leonora ai primi di Maggio.

Ero lì per amore della musica di Tchaikovsky e per il piacere della compagnia di alcune amiche appassionate di danza. Amo il free climbing e il parapendio, va da sé che colgo di mio il fascino della danza classica fino ad un certo punto.

Però credo di poter dire che la risposta entusiastica delle persone che per stimoli anche modesti riempiono con gioia e puntualità il piccolo teatro meriterebbe qualche gratificazione di maggior spessore.

Solo chi la studia può capire quanta dedizione c’era dietro la discreta perizia e l’impegno delizioso di tutti i membri del corpo di ballo, tuttavia, anche chi non fosse un tecnico avrebbe diritto di dire due parole al coreografo e al regista.

In spagnolo la frase inizierebbe con un “Por favór…”

Dinamiche da saggio di scuola, buona scuola ma scuola, elenco dei passi in ordine quasi alfabetico eseguiti per gruppi da tutte le ragazze come si trattasse di un’audizione o un saggio.


Come in una recita scolastica infine,  e ogni categoria ha avuto i suoi cinque minuti per prendere la scena e portare a casa il suo applauso.

Fin qui sarebbe corretto rispondere… stellina sei a Tenerife e hai pagato venti euro, scusa, che vuoi…?

Però c’è stato un “in più” un po’ troppo in più: nel riquadro di tempo che si potrebbe individuare come un quarto atto, la compagnia ha voluto mostrare tutti i costumi che possiede e sul finale di una bella addormentata, ha incastonato due a due, cappuccetto e il lupo, gatito y gatita, e un improbabile principe estratto probabilmente da una sirenetta, che indossava un copricapo da pesce turchino.

Diciamocelo, troppo.

Mi permetto di essere poco cortese forse, e mi dispiace, con ragazzi che hanno mostrato un impegno commovente e una grande serietà nel dare il meglio, lo faccio perché l’obiettivo che desidero bacchettare è chi pensa che il sud di Tenerife sia un Villaggio Valtur in cui basta che qualcuno la sera si metta un naso a palla e faccia quattro salti per mandarci a nanna tutti contenti.

Credo che il Sud di Tenerife possa prendere atto che la sua vocazione solo turistica è un connotato del passato e che fra i nuovi residenti c’è voglia e capacità di dragare dal nord un po’ di intrattenimento per bambini grandi e, chissà, forse anche di incentivarne e affinarne la produzione.

di Claudia Maria Sini