SPIGOLATURE di Andrea Maino giugno 2017

Les amants, 1928
Magritte

TRADITORE!

Si fa in fretta a dire: “mi stai tradendo!”.

Ma cos’è “tradimento”?

Tradisce certamente chi promette fedeltà e poi non è fedele.

Dobbiamo realizzare che quell’impegno di fedeltà significa, per l’altro, una casa sicura, una piattaforma solida, una “società” sulla quale costruisce qualche cosa.

Se ad un certo punto si “spende” in parte la propria energia per dedicarsi ad altre “cose”, sicuramente la prima “società” costruita comincia a sgretolarsi pian pianino. Anche il sentimento, a quanto pare, ha bisogno di certezze e pretende (anche se secondo me egoisticamente) che l’altra parte sia “fedele” anche con il cuore, la mente, l’anima (e il corpo).


Sembra che non sia previsto che uno possa amare più “situazioni” e provare emozioni diverse per diverse cose.

O meglio ci è concesso di amare/ammirare dei quadri diversi, auto diverse, tramonti in terre diverse, dei buoni piatti in diversi ristoranti, ma quando si tratta di amare un’altra persona ci è vietato. Forse perché questo comporta una spesa di tempo per avere un certo tipo di rapporto con “l’altra persona” e questo tempo è quello che si toglie alla prima?

Ma anche andare in un museo consuma del tempo!

Cos’è dunque tradimento?

Tradire è un vaso di Pandora che contiene molte cose, forse tutte.

Non è forse tradire l’altro non mantenendosi esteticamente piacevole? Non è forse tradire l’altro non calandosi nel ruolo che l’altro si aspetta (e con il quale ci siamo comunque proposti all’inizio)?

Promettere di essere “maschile” o “femminile” o “amico” e poi non adoperarsi per essere tale, sia in tutti gli aspetti profondi che in quelli effimeri, non è forse tradire un ruolo?

Critichiamo chi ha un’auto bella o chi si rifà il seno, trattiamo come superficiali chi partecipa alle feste mondane o fa culturismo, ma tutte queste espressioni sono messe in atto al solo scopo di non “tradire” anzitutto il proprio ruolo, quello con il quale ci siamo presentati.

Possiamo incolpare una donna che ama un’altro perché trova in lui quella determinazione, quell’equilibrio, quella simpatia o cultura o dolcezza che si aspettava da suo marito quando lo ha sposato? E possiamo criticare quell’uomo che cerca quella femminilità che non ha mai trovato in sua moglie, quel tacco da 12 al posto delle ciabatte, quella volontà di dormire abbracciati per sentire la pelle invece che un pigiama di lana spessa?

Consideriamo pure che anche cambiando “oggetto delle attenzioni” tutto ritorna dopo un po’ come prima, che ritorniamo di nuovo nella nostra banalità, ma è forse vietato ricominciare sempre? Non abbiamo forse sempre fame e sete e desideriamo sempre desiderare?

Inoltre, come dobbiamo giudicare quei nostri moti di fantasia che stupiscono, che fanno sorridere o ridere, che a volte commuovono e che ora non riusciamo più a dedicare alla stessa persona? Parlo della bottiglia di Champagne con i due flou tirati fuori all’improvviso dal bagagliaio, o del disegnino con dedica in un giorno di primavera, o di un “rapire” la propria compagna per portarla in una profumeria dove abbiamo già organizzato una cosa per lei.

Perché dedichiamo queste fantasie ad altre/i?

Forse perché abbiamo sempre voglia di riconquistare, di stupire, di vedere nuovi sorrisi, sentire nuove parole piuttosto che quelle di doveri o di problemi.

Illusioni certamente!

Ma dobbiamo forse accettare le convenzioni? Accettare la sicurezza, la disciplina?

Ma forse non riusciamo ad essere seriamente fedeli perché non abbiamo una forte determinazione che ci dice di doverlo essere;

Siamo animali diversi con diverse coerenze.

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Immagine: Magritte, Les amants, 1928