Tenerife, dopo la sua capitolazione, venne governata dallo stesso conquistatore Alonso Fernández de Lugo e in seguito da suo figlio Pedro, seppure limitato nei suoi poteri da avvocati tenenti inviati dal Consiglio Reale di Spagna.

Alla dipartita di Pedro per la conquista delle Indie, Tenerife ebbe quindi dei governatori e a partire dall’anno 1589 furono create le figure dei Capitani Generali di Canarias, aventi titolo di governatori e presidenti della Real Audiencia, con sede a Gran Canaria.

La Real Audiencia era una suprema autorità militare che venne trasferita in seguito a Santa Cruz de Tenerife nel XVII secolo e che agì con grande arbitrio.

La religione cattolica venne imposta con la forza in tutte le isole anziché con amichevoli opere di convincimento, per mano principalmente dei francescani, degli agostiniani e dei domenicani e con la supervisione e l’enorme potere della Santa Inquisizione, che esercitò un serrato controllo sociale e agì spesso con azioni violente per sedare qualsiasi forma di culto che non fosse quella cattolica.

Nel XVI secolo cominciarono da subito le opere di fortificazione della città e venne costruito il castello di San Cristobal che negli anni 1657, 1706 e 1797 respinse con grande onore gli attacchi della flotta inglese, in particolare quello relativo all’ultimo anno perpetrato dall’ammiraglio Nelson.

Il porto di Santa Cruz de Tenerife divenne così sempre più importante come centro nevralgico per il commercio con le Indie e nel 1859 venne conferito il titolo di “città” alla località portuale, come riferimento di tutta la vita commerciale e politica dell’isola, per molti tratti contrastante con Las Palmas con cui Santa Cruz portò avanti una battaglia per ottenere la nomina di capitale di Tenerife.


La cosa venne risolta nel 1927, quando si optò per la divisione dell’arcipelago in due province, rispettivamente Santa Cruz de Tenerife e Las Palmas, entrambe così capitali di riferimento delle due realtà costituende.

Riguardo ai Guanches, dopo i numerosi attacchi in cui molti persero la vita e le tratte degli schiavi, i pochi rimasti rifugiatisi nelle alture delle isole, asserragliati nelle grotte naturali oggi siti archeologici di inestimabile valore, finirono per estinguersi a causa di malattie portate dai conquistatori e per numerosi drammatici fenomeni di suicidio, portati a compimento pur di non perdere quella libertà ormai irrimediabilmente compromessa.

di Ilaria Vitali