A seguito delle recenti scoperte, il fondo marino canario si è rivelato un’autentica miniera di tellurio e cobalto.

Quello effettuato in acque profonde è un processo estrattivo minerario relativamente nuovo e i giacimenti sono spesso localizzati attorno a fonti idrotermali attive o estinte, che generalmente si trovano a 1.400-3.700 metri sotto la superficie oceanica.

Le fonti idrotermali che si trovano sul fondo, creano depositi di solfuri contenenti metalli preziosi come l’argento, l’oro, il rame, il manganese, il coralli e lo zinco.

I depositi vengono estratti mediante pompe idrauliche o sistemi idraulici particolari che trasportano il minerale in superficie per poter procedere alla lavorazione.

Essendo un campo relativamente nuovo, l’estrazione sul fondo marino presenta ancora conseguenze su larga scala nei confronti dell’ambiente non perfettamente conosciute.

Gli esperti ribadiscono infatti che la rimozione di parti del fondo dell’oceano provocano cambiamenti allo strato bentonico, aumentando la tossicità della colonna di acqua che viene mossa.


Eliminare vere e proprie porzioni di fondo marino, a seconda della sua posizione e profondità, causerebbe quindi danni permanenti a tutto l’habitat coinvolto, a causa della fuga di eventuali gas che sono in grado di alterare la composizione chimica delle acque.

Il vero grande pericolo sarebbe rappresentato dai pennacchi di sedimenti che si formano quando i rifiuti minerari, generalmente piccole particelle, creano nubi di sostanze, talvolta dannose, in sospensione nelle acque oceaniche.

I pennacchi possono essere di due tipi, di superficie e di fondo.

Nel primo caso si verificano quando i minerali vengono estratti dal giacimento e le particelle che rimangono aumentano la torbidezza dell’acqua, andando a ostruire i filtri naturali di alimentazione degli organismi presenti; nel secondo caso i residui provocano un danno maggiore poiché, a causa delle correnti, possono invadere vaste aree oceaniche, influenzando così lo zooplancton e impedendo la penetrazione della luce, essenziale alla sopravvivenza di tutta la catena alimentare.

La miniera di tellurio e cobalto scoperta, accolta con entusiasmo per la sua valenza economica, rischia di trasformarsi in una seria minaccia per la vita marina dell’Arcipelago.

La conferma dell’esistenza di risorse minerarie strategiche sul fondo delle Canarie, mette conseguentemente l’Arcipelago nella mappa delle aree del mondo da sfruttare, insieme ad ulteriori otto paesi dove estrarre entro il 2020.

La concentrazione di tellurio nel fondo marino canario è, secondo gli esperti, di 60.000 volte superiore rispetto al solito e sono stati trovati altri 17 elementi chimici e 15 elementi del gruppo dei lantanidi.

di Magile Ortega