Sulla città, 1918
Marc Chagall

Capitolo 1 – Il Segreto (premessa)

Un segreto esiste sempre anche se alcune volte uno non si rende conto di averlo finché non accadono avvenimenti che lo svelano… Quando una moglie, un marito, una madre cerca nella tua borsetta o nel tuo cassetto anche solo un fazzoletto, un accendino, il numero telefonico della zia,  esso “fruga” in un tuo spazio che scopri essere “intimo”.

Come ti senti?

Hanno violato questo spazio privato, in buona fede certamente, ma tu scopri in quel momento che avevi un luogo “segreto”.

Capitolo 2 – Emozioni sul Segreto

In effetti, al di là del fastidio che ti provoca chi guarda in questo spazio, ti rendi conto che c’è una cosa che particolarmente ti turba: sentirti “ESPOSTO” al mondo.


Sei esposto se non hai un luogo dove tenere le tue cose intime. Per una donna è, nella sua borsetta, un paio di calze bucate che si è tolta per la vergogna, o se nascondi dei soldi per una sorella che te li ha chiesti, nascosti per non subire critiche da parte degli altri parenti. Anche non avere un amico per confidargli emozioni intime, un appuntamento per ubriacarsi sino al mattino…

Capitolo 3 – Sulle scelte

Certamente è tutto poi spiegabile, difendibile, l’imbarazzo delle tue scelte svanisce, ma senti sempre più forte il bisogno di avere un tuo “segreto” anche solo per dimostrare a te stesso che hai una parte di vita che non vuoi condividere con altri (senza far del male a nessuno naturalmente).

In altre parole, non hai semplicemente voglia di gestire critiche, indicazioni, insegnamenti altrui, i perché, ma cosa fai!…

Capitolo 4 – Possedere un segreto

Quando, durante il giorno, sei violentato da persone e avvenimenti, ti senti comunque forte anche perché possiedi un “segreto”: una lettera d’amore in tasca, un appuntamento dal gioielliere per un anello da regalare, una sera con un amico/a per un esperienza “taoistica” o la frequentazione di un circolo di teosofi per la tua anima, un paio di scarpe che vuoi acquistare per un capriccio oppure un posto dove andare a piangere o ridere.

Capitolo 5 – Senza segreto

Possiamo vivere senza segreti, ma avremmo la strana sensazione che il nostro corpo sia nudo (e la gente:… guarda! quello si depila il pube!!), che la nostra anima è dentro una vetrina (e la gente:…è un modello troppo osé, dovrebbe cambiarla con una più tradizionale, venderebbe di più se stesso!), che la nostra mente è in offerta a tutti (e la gente:… approfittiamo è gratis!), che il nostro cuore è per strada (e la gente:… ma non ci sono i cassonetti per l’immondizia?).

Capitolo 6 – Quale segreto

Generalmente si tengono segrete quelle cose che il sociale non concepisce o inorridisce o quelle cose che non abbiamo voglia di spiegare o un piano di battaglia o una speranza…

Possiamo sintetizzare questo segreto in “sogno” o “masturbazione” o “capriccio” ma, più importante, esso è una “chiave di volta” dell’arco della propria esistenza senza la quale tutto crolla.

Epilogo

Abbiamo bisogno di un segreto dove riporre o sfogare i pensieri nascosti nei meandri più oscuri della nostra anima, dove rafforzare la nostra personalità, dove correggere i nostri difetti da soli, dove confrontare i nostri teoremi filosofici, dove non dare ascolto al nostro “non osare”, dove forgiare un uomo nuovo con le nostre mani…

Ma siamo sempre, ogni giorno, appena nati. Abbiamo così bisogno di un complice che ha i nostri simili segreti. Un complice con cui rubare assieme emozioni, sensazioni, esperienza. Dove ognuno di noi sia terreno fertile dell’altro, complici come lo sono l’ape con il fiore. Noi che non sappiamo giudicare come non giudicano il sole e la luna, noi che ci fidiamo l’uno dell’altro come il seme con la terra, noi che porgiamo le spalle all’altro che piange, in silenzio senza moralismi, ipocrisie o tabù da dover onorare.

Marc Chagall, Sulla città, 1918