Povera Italia. Ve lo dico io che sono un’ italiana vera. Una di quelle che la sua città, il suo centro, le antiche mura che la cingono stretta, il Po, il Trebbia che attraversa la valle, era capace di portarsele dietro ovunque, e dopo un po’ di ferie scattava la nostalgia. Ricordo un inverno un po’ più lungo trascorso a far compagnia alla mamma a Bordighera, quasi quasi mi mancava la nebbia, allora ero più giovane, mica avevo l’asma, né gli acciacchi che arrivano man mano che il tempo passa.

Povera Italia con tutte queste tasse che non lo vedi dove vanno a finire, sta gente che vorrebbe una pensione e non gliela danno, che dovranno lavorare fino allo sfinimento, per non parlare dei nostri giovani, quanti ne arrivano qui pieni di speranze. Che fine faranno loro, che abbiamo cresciuto con tanto amore, tante speranze.

Povera Italia che da qui accendi il televisore e ti metti le mani nei capelli. Le trasmissioni che ci raccontano dei migranti, ché questo sembra sia oggi il primo problema urgente del Paese, chi dice che vanno accolti, chi ne ha le tasche piene, chi vuole che i loro figli nati in Italia abbiano la cittadinanza italiana. Gente che con noi non si integrerà mai. Che sfascia le case che diamo loro perché il cibo che gli diamo “non va bene”, che le case se le prende, oppure dobbiamo dargliele, dopo magari una vita di sacrifici per comprarcene una in più, magari con la liquidazione, perché dobbiamo aprire le braccia a tutti, come se fossimo anche noi in grado di moltiplicare il pane, e i pesci. E quest’euro che ci ha messo gambe a terra, e l’Italia che pensa ad aumentare lo stipendio dei parlamentari per farci fronte, santo cielo che vergogna questa povera Italia. E noi che siamo qui a Tenerife, che i nostri soldi valgono un pochino di più, non c’è il gas da pagare, la benzina costa molto meno, le tasse sono più basse, e vivaiddio ci sarà anche qui qualcosa che non va, tra canari e noi ci son di mezzo gli inglesi, i belgi, i russi, ma ognuno si fa i fatti propri e si convive, e non vediamo nessuno ciondolare per la strada a spese nostre, la gente è più serena, persino le auto col fatto dello stop obbligato alle strisce viaggiano più piano e non ci si arrabbia ad ogni auto un po’ fuori dal coro.

Povera Italia. Chissà se Luigi Einaudi, tanto per dirne uno, desse un’occhiata  a quel che è diventata, io credo arrossirebbe di rabbia e di vergogna. Intanto, noi, Italiani a Tenerife, ci confrontiamo col presente in patria e qui ci stiamo bene, ‘che in Italia da qui si senton solo dei lamenti.

di Danila Rocca