Sarebbe inutile tradurre questa riflessione in una lingua differente dalla nostra: chi non è italiano non capirebbe.

Un cambogiano forse, forse un colombiano… un cittadino di una democrazia occidentale funzionante no, non capirebbe.

Ho speso una mattina per uffici pubblici, centro informazioni del comune di Arona,  Assessorato alla cultura, Assessorato alle attività produttive e Ufficio de Atención al Ciudadano, Assessorato alle politiche giovanili…

Eccolo lì, al momento di uscire di casa quel languore che mi prendeva a Cagliari, la mia città.

La certezza di trovare un impiegato svogliato e tuttavia tronfio della possibilità di controllare un centimetro quadrato di potere, pago, per ragioni difficili da comprendere, di trasformare l’ottenimento del più stupido dei certificati, in una partita di rugby senza regole… o lei… maledetta…, come dimenticarla, l’impiegata con il taglio da Nefertiti e le unghie da strega di Biancaneve che provava un irriducibile piacere a farmi fare due volte la stessa fila per improbabili obiezioni all’inclinazione del francobollo, alla marca dello scotch del pacco…

Stava lì la radice dell’aggressività latente che esplodeva ai semafori e nelle piccole cose quotidiane,  in quel continuo resistere  al nostro piccolo chiedere sfiduciati  che il mondo funzionasse almeno un pochino.


Anche i più periferici tentacoli della macchina pubblica ti ridevano in faccia messi lì in prima linea per  farti percepire che il diritto non esiste, esiste il dovere ed esiste la prepotenza, ma il diritto no, non esiste.

Ho affrontato la mia mattina con quel misto di dubbio e rassegnazione e ho vissuto un trip che vale la pena di condividere.

Arona  ore 9:

Addetta all’ufficio informazioni mi scrive su un fogliettino l’itinerario esatto degli uffici a me necessari con indirizzo e numero dell’interno e mi lascia il suo numero, lo giuro, il SUO numero, per chiamarla casomai non  trovassi ciò che cerco.

Arona ore ore 9,15:

Assessorato alle attività produttive, altro impiegato ascolta con attenzione e interesse il peculiare problema che intendo risolvere e mi indirizza ad una specifica impiegata dell’Atención al ciudadano spiegandomi che sarebbe il secondo passaggio obbligato e, se lui la chiama, salto un passaggio e sbrigo la pratica prima.

Arona ore 9,30:

Il problema  è un poco spinoso, una seccatura vera al limite fra ciò che posso e non posso fare. Per evitare che compili il modulo in modo da non ottenere risposta la terza impiegata mi fornisce il numero di un tecnico dell’amministrazione che, contattato, potrà dividere la pratica in due aspetti differenti e sbrigarla per due diverse vie, così da giungere ad una soluzione migliore per me.

Arona ore 9,45:

Assessorato alla cultura, chiedo un appuntamento con l’Assessore per proporre dei programmi specifici per i nostri ragazzi un po’ spaesati, perché quando ho un’idea in mente, a dirla tutta, io non mollo mai. La segretaria gentilissima, spende trenta minuti con me, s’interessa della nostra comunità, fa domande intelligenti da risposte utili, prende il mio numero cosicché l’Assessore possa chiamarmi e prepararsi meglio al nostro incontro dopo una charla preliminare… e mi ringrazia per quello che faccio.

Arona ore 10,15:

Assessorato alle politiche giovanili y fiestas… basta il nome.

Altra persona gradevolissima motivata disponibile, altro incontro breve utile e che mi fa star bene.

Esco, a meno di due ore dall’inizio del mio giro per uffici, di buon umore e soddisfatta,  salgo in macchina, e non so se devo soffrire come un cane per quanto in basso è scivolato il rispetto per il cittadino nel nostro paese, se devo fregarmene e godermi il presente senza guardare indietro, o se devo accettare l’idea che fosse tutto finto, solo un bellissimo trip.

di Claudia Maria Sini