10 anni di smartphone, siete smartphone-dipendenti

Siete smartphone-dipendenti? Ve lo siete mai chiesto? Vi è mai capitato di scoprire su chi avete vicino atteggiamenti di dipendenza verso il proprio smartphone e di accorgervi che anche voi eseguite ogni giorno le sue stesse mosse? Pensiamo a quando vi svegliate la mattina. Sono certa che la prima cosa che fate dopo aver fatto pipì e aver aperto lo yogurt o acceso la caffettiera, è quella di controllare se ci sono messaggi, le novità dell’ultima ora, la pagina della persona a cui tenete di più, quella di chi sopportate di meno. Tutto ciò sul vostro prezioso smartphone.

Poi via con le operazioni d’igiene, poi al lavoro, a scuola, e se salite su un mezzo pubblico, su un taxi, o li state aspettando, altra occhiata al display, chattate con qualcuno, non vi rimane neanche il tempo per dare un’occhiata a chi vi circonda. Se invece rimanete in casa, la sanissima abitudine di un buon libro da leggere l’avete sostituita con il buongiorno agli amici, con le risposte a chi vi chiede qualcosa, qualsiasi futile cosa. La pausa pranzo in ufficio è spesso una scusa per riprendervi in mano lo smartphone e, come fa il cittadino americano medio per ben 46 volte al giorno, 76 se va dai 18 ai 21 anni, controllarlo come se questo fosse il vostro bisogno primario.

 

Addio spesso così alle chiacchiere, ai dialoghi costruttivi, all’interazione sociale. Smartphone uguale innesco di dopamina (sapete quell’ormone birichino che domina sesso, cibo, droga e gioco d’azzardo). Eccovi la spiegazione della vostra dipendenza. Una ricerca nazionale nella Corea del Sud ha stimato una dipendenza da smartphone dell’8,4% nei giovani di quel paese. Ho il sospetto che in America ed Europa la percentuale cresca di parecchio. E poi vogliamo aggiungerci la vostra paura della solitudine, del rimanere fuori dal branco? Semplicissimo dedurlo da queste teste che camminano basse, gente che li saluti e Ah ciao e non smettono di chattare, che si sente importante perché quell’oggettino che contiene miliardi di informazioni, di facce, ci induce a credere che lì dentro ci siamo anche noi, sorridenti in quella foto, saggi in quel link condiviso, e se si può che sia l’ultimo uscito (perché fa più figo e ci fa sentire un gradino al di sopra di chi non ce l’ha).

 

Allora, siete smartphone dipendenti? Oppure la sera rientrate a casa e non ci pensate più, se uscite a cena non fotografate le portate così appetibili e ben disposte, e prima della nanna vi dimenticate di mettere sotto carica il vostro smartphone? Come dice qualcuno in tv, fatevi una domanda e datevi una risposta. Forse è un danno, una beffa, o più cultura spiccia per tutti, più parole scritte che udite, questo smartphone che usa anche la nonna, che stupita vi chiede: Ma tesoro per taggare, me lo insegni come si fa?


di Danila Rocca