E’ morto Paolo Villaggio. Il suo avatar, Fantozzi, gli sopravviverà per sempre. Paolo Villaggio lo aveva creato attingendo alla sua esperienza lavorativa, capace di esprimere nel personaggio tutte le sfaccettature dell’impiegato medio, frustrato, sottomesso, che si ribellava ad un’altrui opinione positiva con un PER ME E’ UNA CAGATA PAZZESCA diventato un modo di dire comune, ma davanti al capo o alla moglie abbassava la testa in segno di resa. Ricordo il cinema Plaza a Piacenza negli anni ’70, un pomeriggio in cui si proiettava Fantozzi, sala stipata e fumo di sigarette che galleggiava sul soffitto ingiallito, risate che quasi impedivano di seguire la trama del film, i dialoghi, la scena dell’oliva che Fantozzi cerca di prendere con una posata, da allora tutto cambiò nel giro di poche battute: ci eravamo riconosciuti. Paolo Villaggio segnerà l’inizio di un’epoca, quella di “Fantocci” ragionier Ugo, e rimarrà negli anni a venire e per sempre il debole che viene sedotto dalla meno racchia dell’ufficio, che prende al volo il pullman la mattina per andare al lavoro con i minuti a disposizione per arrivarci strettamente cronometrati, l’anima buona che per una carriera lavorativa indosserà per anni lo stesso completo a giacca e rimarrà confinato nel sottoscala del suo reparto.

Paolo Villaggio aveva 84 anni. Ha lottato sempre contro bulimia e diabete, negli ultimi tempi si lamentava per essere stato dimenticato, come spesso succede a tutti i grandi attori che per l’età non sono più in grado di recitare. Era ricoverato dai primi di giugno nella clinica privata Paideia di Roma da dove era arrivato dal precedente ricovero al Gemelli. La camera ardente sarà allestita, secondo voci, al Campidoglio e i funerali avranno luogo in forma laica alla casa del Cinema di Roma, il tutto nella giornata di mercoledì 5 luglio.

La figlia di Paolo Villaggio ha annunciato la morte del padre attraverso Facebook con un post ed un cuoricino, con le parole “Ciao papà, ora sei di nuovo libero di volare”.

La mitica signorina Silvani, l’attrice Anna Mazzamauro, lo piange così “Con lui muore anche la mia giovinezza, Fantozzi è stato l’unico uomo che mi abbia veramente amato.”

Ricordiamo Paolo Villaggio anche per la sua interpretazione ne La voce della luna con Benigni e per la regia di Federico Fellini, Il Segreto del Bosco Vecchio e Cari fottutissimi amici. In precedenza interpretò pellicole di poco spessore, commedie corali dove poteva alternare il suo ruolo di protagonista con quello di compagno di squadra. Paolo Villaggio avrebbe voluto un funerale in san Pietro, non lo avrà, certo è che per lui rimarrà il Fantozzi che non smetteremo mai di portare con noi, di trovare in qualcuno, di ricordare nelle gloriose scene del suo film e del suo libro che abbiamo letto ridendo di gusto fino all’ultima pagina, perché anche questo ci ha insegnato il grande Villaggio, a saperci ridere addosso, a comprendere che siamo un po’ tutti Fantozzi.

Grazie Paolo. Da dove sei ora, se ci sei, inventati qualcos’altro. Recita. Scrivi. Non smettere di stupirci. Addio nostro carissimo pregiatissimo cavalier ragionier Fantozzi.     


di Danila Rocca