La catastrofe silenziosa del mare delle Canarie

Una vera e propria catastrofe silenziosa, quella che si sta compiendo nelle acque dell’Arcipelago Canario dove esistono, accertati, più di 500 punti di scarico di acque reflue, dei quali 200 sprovvisti di tubazioni e quindi assolutamente liberi.

Ma la cosa più sconvolgente è che questi allarmanti dati sono riferiti al 2008 e solo alla fine del 2017 si potranno conoscere i reali numeri degli sbocchi in mare delle acque reflue, quando il censimento commissionato dal Gobierno sarà terminato.

Considerato che l’economia canaria si basa fondamentalmente sul turismo e quindi su milioni di turisti che ogni anno eleggono l’Arcipelago come meta per le vacanze, è inaccettabile che si stia compiendo una tale catastrofe ai danni dell’ambiente, senza che il Gobierno intervenga per risolvere il problema a monte e con i numerosi provvedimenti di chiusura spiagge per contaminazione batterica da parte di Ayuntamientos in evidente imbarazzo.

La situazione, stando alle stime, potrebbe quindi essere molto più drammatica di quanto si possa pensare ma soprattutto, per molti casi, assolutamente ignorata da abitanti e autorità.

Nella sola capitale di Tenerife è noto che esistano più di 34 scarichi in mare, dei quali 9 sarebbero regolarmente autorizzati mentre per tutti gli altri, che rappresentano il 74%, vigerebbe la più totale illegalità.

Le acque reflue che finiscono in mare sono causa di contaminazioni batteriche che non solo nuocciono all’ecosistema, ma rappresentano un serio rischio sanitario per i bagnanti.


A La Hondura vengono sversati in mare 625.000 litri di acque reflue all’ora senza alcun trattamento, una realtà inammissibile che, unitamente ad altre situazioni analoghe, condurrebbe al disastro ambientale di un intero arcipelago.

E se la catastrofe viene percepita come molto vicina dalla popolazione, il silenzio con cui viene accolta da chi dovrebbe adoperarsi per evitarla risulta una vera e propria vergogna.

dalla Redazione