Omicidio di Juan Rejón, impunità e barbarie

L’omicidio impunito di Juan Rejón è uno dei reati che sconvolsero le Canarie nel momento dell’annessione delle isole alla Corona di Castiglia.

Era la fine del 400, un’epoca per molti versi ancora oscura per scarsità di informazioni, e gli episodi di violenza in barba alle leggi vigenti erano all’ordine del giorno.

I personaggi di questa vicenda sono Juan Rejón, conquistador di Gran Canaria e vittima dell’omicidio, e Hernán Peraza, l’allora signore di La Gomera, nonché mandante di quella brutalità.

Rejón entrò nei libri di storia quando il 24 giugno del 1478 sbarcò a La Isleta al comando di una spedizione insieme al capitano Bermúdez, spedizione che si concluse cinque anni più tardi con la conquista di Gran Canaria.

Juan Rejón venne rimosso poco dopo da Pedro Fernández de Algaba che, in maniera non proprio pacifica, lo spedì come prigioniero in Spagna da dove entrambe le volte ritornò per salvare da agguati il proprio ex esercito.

Algaba trovò la morte durante le imboscate mentre Bermúdez venne deportato: i Re Cattolici dell’epoca brillavano di praticità e non perdevano tempo a risolvere vicende intestine.


Essi conferirono a Pedro de Vera il controllo di Gran Canaria e compensarono Rejón con i diritti di conquista su Tenerife e La Palma, dove i guanches ancora davano filo da torcere ai conquistadores.

Juan Rejón, che forse non aspettava altro, partì alla conquista di La Palma al comando di quattro navi e 300 uomini ma, sorpreso da una tempesta, fu costretto a sbarcare sulla spiaggia con la moglie, Elvira de Sotomayor, e i suoi due figli, oltre a un manipolo di soli otto soldati.

A dispetto della situazione che vedeva Rejón il conquistatore senza scrupoli e gli aborigeni come i difensori delle proprie terre dalla lunga mano castigliana, questi ultimi accolsero la famiglia straniera con cordialità, rifocillandola e offrendole riparo.

A raccontarlo fu il frate Juan de Abreu Galindo che viveva a La Gomera quando vi fu il drammatico sbarco nella Valle de Hermigua e sottolineò che i rapporti tra Rejón e Hernán Peraza, vecchio compagno di battaglia e ora sovrano dell’isola, non erano idilliaci, tanto che fu quest’ultimo a fare in modo che la truppa arrivasse a La Gomera anziché procedere per La Palma come progettato.

Una vera e propria imboscata, quella tesa da Peraza, che come seppe dello sbarco fortunoso di Rejón, lo fece uccidere da sicari davanti a moglie e figli.

A questo drammatico episodio seguirono indagini nelle quali Peraza non solo negò di aver commissionato il brutale omicidio, ma si scusò di persona con la famiglia della vittima, rassicurandola che l’unico ordine che aveva impartito era stato quello di scortare il povero Rejón fino a lui.

Eliminata la sua scomoda presenza, per Peraza il terreno era quindi libero per muoversi alla conquista definitiva di Gran Canaria, estendendo il dominio a El Hierro in virtù di un lascito materno, per poi schiacciare con determinazione una rivolta degli abitanti di La Gomera.

Come dice un vecchio adagio, la violenza genera violenza e Peraza venne giustiziato nel 1488 per mano di Hautacuperche, un guerriero guanche di La Gomera a capo della rivolta insorta per la relazione sentimentale nata tra lo stesso Peraza e la nobile guanche Iballa.

Amore, odio, prevaricazione e vendetta si sono mescolati in un turbine di uccisioni che segnarono l’epoca calda della storia delle isole Canarie.

dalla Redazione