Tra mito e realtà, i rettili giganti delle isole Canarie

Molti dei viaggiatori che sono sbarcati sulle isole Canarie negli anni dopo la loro conquista, hanno parlato in più occasioni della presenza di rettili giganti, dall’aspetto primitivo e dalle caratteristiche fino ad allora sconosciute.

Diverse migliaia di anni fa, questi pseudo dinosauri, rettili giganti mai visti prima, sono arrivati sull’Arcipelago dal Nord Africa, sfruttando grandi tronchi e masse di vegetazione galleggiante sul mare, trascinati dalle correnti oceaniche dopo essere stati spazzati dalle forti piogge che hanno colpito le zone boschive di bacini di fiumi come gli attuali Drâa, Souss e Massa, in Marocco.

L’affascinante storia evolutiva dei rettili giganti delle Canarie fa parte di un più ampio quadro mondiale che, agli albori dei tempi, risultò come una grande scacchiera su cui ogni specie prese posto in seguito ad avvenimenti fortuiti e casuali.

Dei rettili giunti sulle coste canarie, solo i più forti si adattarono, evolvendosi, per arrivare ai giorni nostri con 16 specie diverse, endemiche per lo più, ad eccezione del geco Tarantola boettgeri, che vive anche nell’arcipelago de Salvajies.

Un totale di quattro scinchi, quattro gechi e sette lucertole formano così la fauna di rettili conosciuta che abita le isole; alcune lucertole in particolare si adattarono immediatamente alle nuove condizioni grazie all’assenza di predatori, fatto che ne favorì non solo la sopravvivenza ma anche l’aumento in popolazione e in dimensione, tanto da comportarne la definizione di rettili giganti.

Gadifer de La Salle, gentiluomo guascone, nei suoi trattati del 1407, descrive El Hierro come l’habitat ideale per i rettili giganti; il lagarto gigante di El Hierro, Gallotia simonyi, è una specie che fu riscoperta solo negli anni ‘70, dopo il suo sterminio della popolazione nel Roque Chico de Salmor da parte dei collezionisti che ne catturarono enormi quantità per i propri interessi.


Solo oggi, grazie a progetti di recupero e di sensibilizzazione, è possibile osservarne di nuovo le caratteristiche e i comportamenti all’interno del Lagartario del Poblado de Guinea, dove vengono mantenuti numerosi esemplari in cattività.

Tra i rettili giganti spicca inoltre il Lagarto Gigante de la Gomera, Gallotia bravoana, riscoperta nel 2000 dai membri dell’Università di La Laguna, guidati da Aurelio Martín e Manuel Nogales.

Questa specie è probabilmente la più minacciata e i pochi esemplari sono stati rilasciati dopo sforzi di conservazione dal Lagartario di Valle Gran Rey.

Una specie esclusiva dell’isola di Tenerife è invece il Lagarto Moteado Canario, Gallotia intermedia, che deriva il suo nome dalla presenza di piccole motas, macchie, presenti su tutto il corpo.

In grado di raggiungere una lunghezza superiore ai 40 cm, questa lucertola venne scoperta dallo scomparso naturalista Efrain Hernández e dall’ornitologo Manuel Siverio, ma rimase inosservata fino alla fine degli anni ’90 poiché si trovava in luoghi inaccessibili dell’isola.

Ma il più grande tra i rettili giganti è indubbiamente il Lagarto Canarión, Gallotia sthelini, presente ancora in abbondanza in alcune aree aperte a dispetto del degrado che negli anni ha interessato alcune zone.

Il suo aspetto rimanda al passato e alle creature mitologiche, facendolo rassomigliare a un piccolo dinosauro riconoscibile, per quelli di sesso maschile, da una vasta chiazza arancione o gialla sulla gola.

Ma circa le lucertole giganti canarie rimane un mistero, un enigma ancora irrisolto riguardo la sopravvivenza di una lucertola di ancora più grandi dimensioni, vissuta su La Palma e i cui resti scheletrici trovati in cari campi ne hanno convalidato l’esistenza in passato.

Chiamata dall’erpetologo José Antonio Mateo Gallotia auaritae, di questa lucertola esiste solo una foto di scarsa qualità e nulla più.

Di certo vi è invece il triste destino occorso alla Gallotia golia, una lucertola che poteva superare il metro di lunghezza, scoperta da Telesforo Bravo nella metà del XX secolo attraverso i resti nei siti paleontologici di Tenerife, e presumibilmente estinta da tempo poiché cibo per i Guanches.

Le poche specie risparmiate dalla cucina della popolazione indigena, vennero poi definitivamente eliminate dall’introduzione sulle isole di cani, gatti e altri animali predatori da parte dei coloni.

di Ilaria Vitali