SPIGOLATURE di agosto 2017 Maleducazione 4.0

Obnoxious Liberals
Jean Michel Basquiat

Per farci notare solitamente ci “manifestiamo” con la bellezza, l’arte, la cultura, la simpatia, con le possibilità o con luce riflessa; e, in maniera più immediata, se uno non ha le possibilità descritte prima, anche con l’antipatia e la maleducazione.

Essere antipatici non è semplice, anzitutto bisogna operare in maniera tale che si venga comunque considerati, capire chi crede in noi, come attirare la sua attenzione, per poi fargli emettere la “sentenza” di antipatia e maleducazione nei nostri confronti.

Cosa che poi rimane come ricordo nella memoria dell’altro, un ricordo associato dunque a noi che ci siamo fatti notare perché antipatici o maleducati.

Non tutti riescono bene in “quest’arte”, alcuni vengono dimenticati, e non più considerati, nell’arco di poche ore. Altri più “professionisti” rimangono invece nella memoria del tempo.

Bisogna studiare molto, ad esempio, come far scaturire l’odio (o amore/odio) e ci va una certa dose di sconsideratezza, determinazione incosciente, anni e anni di prove, la capacità di introdursi nelle conversazioni, nelle chat, individuare la frase che può spingere nel burrone del fastidio con la giusta cattiveria, con assurdi esempi o assurdi concerti contrari, la giusta dose che irrita e fa sbottare. 

Cose da sofisti.


Un’asimmetrica visione del bene e del male portata in simmetria tanto da non farli distinguere tra loro.

Un disturbo comportamentale legato alla paranoia non guasta, un delirio di mitomane onnipresenza pure.

Tecnicamente avere anche la capacità di creare “fake” o millantare delle “realtà” con basi credibili.

Quello che succede è che, da un lato (il maleducato/antipatico) si sente finalmente qualcuno e si bea di tanta attenzione creata “addirittura” con il solo inganno e saccenza e supponenza.  Con una cultura più presunta che reale, presuntuoso, altezzoso, saccente, sussiegoso.  Ma, capirete, sempre più verso una solitudine irreversibile pari al secondo principio della termodinamica (entropia, disordine, il caos interiore).

Dall’altro lato, la persona che incrocia il primo, dopo aver capito la vera natura della persona antipatica o maleducata, si arricchisce di un’esperienza interiore derivata dalla valutazione, riflessione, bilancio che il primo provoca. 

“Scriveva Jean de La Bruyère ne “I caratteri”, nel lontano1688…

Parlare e offendere, per certuni, è precisamente la stessa cosa. Sono pungenti e amari; il loro stile è misto a fiele e assenzio: lo scherno, l’ingiuria, l’insulto sbavano dalle loro labbra come saliva. Sarebbe utile per loro essere nati muti o imbecilli: quel tanto di vivacità e arguzia che hanno nuoce loro più di quanto non riesca a nuocere a qualcun altro la stupidità. Non sempre si accontentano di replicare con asprezza, spesso attaccano con insolenza; colpiscono tutto ciò che si trova sotto la loro lingua, sia sui presenti sia sugli assenti; si scagliano contro come montoni, di fronte e di fianco: si richiede forse ai montoni di non aver corna? Allo stesso modo non si spera di riformare, con questa illustrazione, temperamenti così duri, così feroci, così indocili. Il meglio che si possa fare, appena li si scorge da lontano, è fuggirli con tutte le proprie forze e senza voltarsi indietro”.

Comunque non andateveli a cercare…

di Andrea Maino