Alle Canarie l’area urbanizzata è grande quasi quanto quella coltivata

Foto di Cristiano Collina

È sufficiente una veduta aerea della sola Valle de La Orotava per rendersi conto che l’area urbanizzata non solo è in aumento ma sta raggiungendo quella coltivata, ormai in declino.

La nuova Mapa de Cultivos de Canarias, elaborata dal Gobierno regionale nel periodo 2007-2015 e recentemente resa pubblica, rivela che il 5,58% della superficie totale delle isole, pari a 41.412 ettari, è adibito all’agricoltura, considerando però che il totale della superficie potenzialmente coltivabile riguarda il 18,41% di tutto il territorio dell’Arcipelago.

Questo significa che l’area coltivata è inferiore di un terzo a quella disponibile per tale scopo.

A parziale giustificazione di questo fenomeno del resto c’è un aumento della modernizzazione dei processi che hanno portato alla riduzione dell’area coltivata e il fatto che il 3,8% dei terreni agricoli è stato adibito a pascolo.

Rimane sempre un 66,41% di terreno non coltivato.

Per quanto riguarda invece il territorio urbano, secondo gli ultimi dati ufficiali pubblicati dall’ISTAC (Instituto de Estadistica de Canarias) e relativi al periodo del 2008, corrisponde a 402.755,400 metri quadrati di estensione, ovvero 1.135 ettari in meno di quello dedicato all’agricoltura.


Ma la nuova mappa del Gobierno indica che rispetto al 2008, negli anni compresi tra il 2001 e il 2004 le isole hanno perso qualcosa come 4.000 ettari di superficie coltivata.

La più grande riduzione si è verificata per l’area coltivata a pomodoro da esportazione, con 2.106 ettari in meno, contrazione da imputare all’avvento della concorrenza marocchina che ha iniziato a esportare in Unione Europea.

Foto di Cristiano Collina

A seguire i terreni adibiti a coltivazione di prodotti quali legumi e verdure, con 1.958 ettari in meno, banane, con un calo di 720 ettari, e vigne, 469 ettari in meno; di contro la superficie coltivata a frutta è aumentata di 1.578 ettari.

Anche nel settore delle coltivazioni in serra i dati mostrano un significativo calo, pari a 388 ettari in meno, una vera e propria battuta d’arresto se si considera la drastica riduzione delle coltivazioni di pomodoro in serra, che ha perso 1.630 ettari.

Segnali positivi invece per frutta e verdura, con aumento di superficie adibita a ortaggi in serra pari a 800 ettari e 319 per le piantagioni di banane, cifre che hanno compensato la crisi del pomodoro.

I dati, contenuti in un dossier pubblicato sul sito del Ministero del Gobierno della Canarie, sono stati utilizzati per creare un libro dal titolo La Agricoltura Canaria a principio del siglo XXI.

La domanda da porsi è lecita: l’area urbanizzata prenderà il sopravvento su quella coltivata?

Un quesito di fondamentale importanza per tutto il settore agricolo canario che si riflette sull’economia dell’Arcipelago, basata fondamentalmente sul turismo, ma dove i produttori occupano uno spazio significativo.

di Michele Zanin