Alle Canarie il fast food costa più che altrove

La Spagna è il paese europeo dove il fast food è il più caro in assoluto e i canari sono tra gli spagnoli che più spendono in questo settore della ristorazione, con ben 61 euro a testa secondo i dati emersi da uno studio di EAE Business School del 2015.

Sempre secondo queste informazioni, le comunità autonome spagnole che più spendono in fast food sono la Catalogna, l’Andalusia e Madrid con rispettivamente 363, 351 e 319 milioni di euro ma la differenza sorge quando viene analizzata la media per singolo abitante.

E benché si possa pensare che regioni più popolose risultino più consumatrici, in realtà si scopre che realtà minori in termini di abitanti come le Canarie, le Baleari e la sola città di Madrid risultano quelle dove la spesa media procapite è la più elevata, con 61, 98 e 50 euro rispettivamente.

Come è spiegabile questa macroscopica differenza?

In parte la ragione è data dal fattore turismo che, nelle summenzionate località, ha un notevole impatto sul tessuto economico commerciale.

Analizzando il rapporto su turisti stranieri e nazionali, si osserva che le Canarie ricevono ogni anno oltre 13 milioni di visitatori e considerando che molti di questi sono di provenienza tedesca e britannica, le cifre relative alla spesa per persona nei fast food si elevano di molto al di sopra di quelle della media spagnola.


Il settore del fast food ha fatturato, solo nel 2014, 3.226 milioni di euro, vale a dire un 6% in più rispetto al fatturato del 2013 e McDonald’s rimane leader indiscusso in Spagna con un 40% della quota di mercato, nonostante sia il più costoso rispetto a quello di tutta Europa, con 4,26 euro per consumazione base.

I paesi a livello mondiale che risultano essere i più amanti del fast food sono Cina, Giappone, Brasile e India e i maggiori consumatori sono i giapponesi con 231,35 euro per persona.

Ma, stando alle proiezioni dello studio effettuato, si prevede che i canari potranno arrivare a spendere 192 euro per consumazioni al fast food entro il 2019.

di Magda Altman