Isola di Tenerife, magica, bella, con una natura mozzafiato. Questo è quello che mi ha fatto innamorare di quest’isola più di quattro anni fa.

Da quel momento l’Italia non la sentivo più adatta a me, e supportata dalla famiglia ho preso la decisione di trasferirmi in questo luogo sereno.

Non parlerò qui di problemi quali crisi economica o politica o quant’altro, di questo se ne parla fin troppo, quello che l’isola mi dà va aldilà dell’economia, della politica o della disoccupazione.

A gennaio di quest’anno, dopo continui ripensamenti, ho acquistato per me, mio marito e le mie due figlie il biglietto di “sola andata”, e armati di coraggio e voglia di riappropriarci delle nostre vite, siamo approdati in quest’isola che tanto ci aveva conquistato.

Trasferirsi all’estero con famiglia può riempire di trepidazione, dubbi, preoccupazioni e centinaia di interrogativi, si è consapevoli che la decisione che si sta prendendo non solo cambierà il corso della propria vita, ma anche e soprattutto quella dei nostri figli. Prima del grande passo io e mio marito abbiamo cercato di spiegare alle nostre bambine di dieci e sette anni il motivo della nostra decisione, cercando di essere il più onesti e sinceri possibile. Inizialmente per loro allontanarsi da così tanti affetti era “quasi spaventoso”, ma dopo aver risposto a tutte le loro domande e dubbi, hanno compreso e accettato il trasferimento vivendolo come una bellissima avventura. L’iscrizione a scuola è stata piuttosto veloce, la disponibilità del direttore incredibilmente totale. A una settimana dall’atterraggio le mie figlie cominciavano la loro vera grande avventura nell’isola di Tenerife, una nuova scuola, nuovi professori, nuovi amici e soprattutto, nuova lingua! Che ansia quel giorno per me! Tutti i dubbi e le preoccupazioni sull’impatto che questa decisione avrebbe potuto avere sulle loro vite, quella mattina mi torturavano. Il pensiero delle difficoltà che avrebbero potuto avere nel rapportarsi con i compagni e con i professori e il senso di solitudine che avrebbero potuto provare mi ha accompagnato per tutta la mattina. Immaginate la mia sorpresa quando, al ritorno da scuola, mi hanno raccontato che tutto era andato bene, i professori le avevano presentate alla classe e tutti le avevano accolte con entusiasmo. Dopo solo un mese non hanno più avuto nessuna difficoltà con la lingua, adattandosi perfettamente ai nuovi sistemi di studio e di lavoro, anzi, ad oggi, sono contentissime della loro scuola, qui la creatività dei bambini non viene sacrificata rispetto alle materie “importanti” anzi, viene incentivata e premiata. Le attività didattiche sono molto simili alle scuole italiane, ma lo spazio dedicato ai lavori creativi è di gran lunga superiore. Le ore di musica, arte, giardinaggio, ginnastica sono affrontate in modo molto serio, insegnando ai ragazzi che non esiste solo lo studio della lingua, della matematica, scienza e storia, ma è importante anche continuare a coltivare l’immaginazione, la creatività, le passioni. Il consiglio che posso dare a chi si prepara ad un trasferimento con famiglia è di essere onesti con i figli, di mostrarsi sereni e di permettere loro di vivere quel momento come un nuovo gioco, un’avventura che potrà portarli verso esperienze nuove, simpatiche e a volte anche dolorose. Ma bisogna fidarsi di loro, io ho imparato moltissimo da loro in questi primi sei mesi di adattamento. Mi hanno insegnato a prendere gli eventi per come si presentano, con serenità e gioia di vivere.

(Marianna Liberatore www.sintomierimedinaturali.com)