Se dobbiamo soccombere a un vizio e trarre da questo un piacere, non è il caso di quando pecchiamo di invidia. Chi la conosce, chi la frequenta, sa che ad esser invidiosi si vive un gran male.

Per la religione cattolica l’invidia è un vizio capitale, peggiore del peccato che è un atto che passa. Il vizio capitale (ce ne sono sette: Superbia, Avarizia, Lussuria, Invidia, Gola, Ira e Accidia) è la cattiva disposizione dell’uomo verso il bene.

Non saremo mica buoni quando invidiamo chi è più bravo di noi, chi è più fortunato, quando incapaci di valorizzare noi stessi ce la prendiamo con chi ce l’ha fatta.

L’invidia ci dà un’occasione, una scusa per recuperare fiducia in noi stessi. Denigrando gli altri chiudiamo gli occhi davanti alla nostra frustrazione, mentre dovremmo ispirarci a chi è oggetto delle nostre critiche per trarne un esempio da seguire.

L’invidioso critica, coglie l’attimo, imbruttisce, scredita e quasi odia chi, ai suoi occhi, è migliore di lui. Parliamo di insicurezza, di limite da superare, di meschinità.

Gli invidiosi sono tanti, pochi, non si sa. Chi alla domanda “Sei invidioso?” risponderebbe di sì…?


Certo diffidiamo di chi ci parla in maniera denigratoria degli altri, senza un preciso motivo, di chi si crede un Dio, di chi gli altri non sono nessuno, di chi poveretto vive perennemente in competizione con chi vorrebbe vedere al palo.

La vita non è una corsa ad ostacoli. Né un privilegio. E’ una continua conquista. E se a qualcuno va meglio che a noi, non rosichiamo. Brutto rosicare. Il fegato ne soffre. Ne soffre il cuore. C’è spazio per tutti.

E poi si sa. La ruota gira. Chissà che un giorno anche noi… Intanto, l’invidia la lasciamo a chi piace svilire il destino degli altri, facendo ben poco per cambiare il suo.

di Danila Rocca