Questo mese l’arca del mistero circumnavigherà l’isola verde di La Palma per trattare una strana leggenda locale così vicina ai fatti reali da poter essere considerata quasi una cronaca.

Il fatto che vi sto per raccontare tratta la storia della sorella del marchese Juan Domingo de Guisla y Ghiselín.

Maria Liberata de Guisla, questo era il suo nome, era una donna piuttosto presuntuosa e sempre di cattivo umore.

La donna vissuta a cavallo tra il sedicesimo ed il diciassettesimo secolo, era temuta nel municipio di San Andres, nell’isola della Palma, a causa della forma sadica con cui dettava le sentenze e soprattutto le pene.

Secondo i testi dell’epoca per i reati minori imponeva pene crudeli come essere frustati o rinchiusi in barili di legno.

Questa despota locale però soffriva di una malattia poco comune e totalmente sconosciuta in quell’epoca, la catalessi.


La donna subiva gli effetti di questo strano disturbo psichico che era causa di rigidità delle estremità, una ridotta sensibilità al dolore ed un’attività respiratoria e cardiaca indebolite al punto da non essere percepite dai medici dell’epoca.

Per questa ragione la tanto odiata signora locale fu sepolta con tutti gli onori nella cripta situata all’interno della principale chiesa dell’isola. Fortunatamente per lei dopo alcuni giorni, mentre si stava celebrando una messa, i fedeli presenti iniziarono a sentire colpi e forti rumori provenienti dal sepolcro ed accorsero in massa per verificare quale fosse la causa liberando così la marchesa.

Nel 1806 la donna fu colpita per la seconda volta da questa patologia e nuovamente venne portata nella cripta della cappella della Victoria nella Chiesa di San Andrés e Sauces.

Si racconta che Maria venne sepolta con un abito bianco dentro una bara senza coperchio con il corpo coperto di calce bianca. Il tetto della volta era coperto di mattoni con delle croci ai lati.

Anche questa volta dopo alcuni giorni di silenzio assoluto, il sacrestano che si trovava solo nella chiesa durante le sue preghiere sente delle grida provenire dalla cripta invocando aiuto. Non conoscendo ciò che era accaduto anni prima l’uomo di chiesa impaurito esce correndo dal luogo sacro pensando fosse opera del demonio.

Dopo quell’episodio la vita nel paese continua normalmente fino al 1814 quando dopo giorni di una lunga agonia muore il prete assegnato alla chiesa di San Andrés e si decide di seppellire la salma nella stessa cripta.

Quando gli incaricati aprono il passaggio al luogo di sepoltura restano sconvolti da ciò che vedono. Il cadavere di Maria Liberata si trovava sulle scale della cripta con un mattone in mano e graffi sulla pietra dell’entrata. Il sagrestano al vedere questo scenario ricordò e raccontò alle persone presenti l’episodio accaduto anni prima e rimase sconvolto al sapere che in quell’occasione avrebbe potuto salvare la donna.

Dopo quasi due secoli in cui la cripta è rimasta sigillata, nel 1986 un gruppo di archeologi decide d’indagare sui fatti per verificare l’autenticità delle narrazioni storiche.

Effettivamente aprendo il sepolcro possono riscontrare che vi sono le spoglie di due corpi ben sistemati e chiaramente attribuibili ai preti che curavano la chiesa e varie ossa sistemate in forma scomposta appartenenti ad una donna.

Gli indizi fecero subito pensare che si trattasse dei resti mortali di Maria Liberata però a questo punto gli esperti aprono due ipotesi in antitesi tra loro.

La prima possibilità consiste nel dar credito ai racconti e considerare che la donna, dopo essersi ripresa nel buio della cripta, abbia gridato e battuto il mattone sulla pietra fino a morire dalla fatica e dalla mancanza di ossigeno.

La seconda invece viene ipotizzata dall’investigatore del mistero Manuel Lorenzo Arrocha, il quale crede nella possibilità che il corpo della donna sia stato vittima di un saccheggio perpetrato da alcuni tombaroli locali, certi che per la posizione politica e stato nobiliare sicuramente sarebbe stata sepolta con i gioielli di famiglia, che non sono stati trovati dagli archeologi.

Ancora oggi spesso i fedeli dicono di sentire delle grida provenienti dalla cripta della Chiesa chiedendo aiuto.

di Loris Scroffernecher