Foto di Cristiano Collina

Per la povera costa canaria sembrerebbe che in questo ultimo periodo non vi sia tregua, dalle alghe al materiale proveniente da scarichi più o meno legali, la trasparenza e la salute delle sue acque sono messe a dura prova.

Nelle ultime settimane molte sono state le spiagge chiuse alla balneazione nel tratto da Güìmar e Granadilla de Abona a Tenerife per fenomeni naturali dipendenti da alghe, ma che non hanno fatto che accrescere la già importante preoccupazione tra l’opinione pubblica sullo stato delle coste dell’isola.

In realtà scarichi e cambiamenti climatici che hanno favorito il proliferare delle alghe non sono due fenomeni scollegati, come puntualizzano i gruppi ambientalisti di ATAN e di Greenpeace, che sottolineano che lo scarso sistema di trattamento delle acque reflue e il conseguente versamento di acque fecali nel mare hanno rappresentato un nutrimento extra per le alghe.

La presenza di batteri di Escherichia coli, causa di diarrea e diversi sintomi più o meno gravi, è stata rilevata a metà giugno nelle acque di El Médano, provocandone la chiusura temporanea; in questo particolare caso una portavoce di Greenpeace avrebbe commentato che lo sviluppo urbano sfrenato non è solo causa di danneggiamento dell’ambiente ma anche di altri effetti indiretti legati alla qualità delle acque delle isole.

E a maggio si è ricorsi alla chiusura di Las Teresitas e Güímar per la presenza di batteri.

Molti degli impianti comunali di depurazione sono stati progettato tenendo in considerazione il solo censimento degli abitanti, non considerando quindi l’ingente volume di turisti che affollano le spiagge.


Quello della presenza del batterio dell’Escherichia coli, puntualizza invece il portavoce di ATAN, è un problema che affligge non solo le coste canarie ma anche quelle internazionali e a tal proposito l’Unione Europea stabilisce per legge il trattamento delle acque reflue prima che queste raggiungano il mare, procedimento la cui osservanza viene spesso disattesa.

Alle Canarie si sono fatti molti investimenti in impianti di trattamento senza però possedere regolari reti fognarie, quindi a volte l’eccesso di acque reflue viene versato in mare direttamente, inoltre vi sono molti scarichi in condizioni precarie o addirittura non funzionanti.

La situazione diviene ovviamente negativa principalmente per l’ambiente e di riflesso per il settore turistico, provocando un severo impatto sull’economia, ma, soprattutto, un vero e proprio problema di salute pubblica.

Quello dei cambiamenti climatici, fenomeno che sta colpendo duramente l’ecosistema marino delle isole, è un fattore ulteriore che si identifica come una piaga di difficile contenimento.

Il responsabile della Cattedra di Biologia Marina della Università di La Laguna Alberto Brito, segnala che la crescita dei batteri di Escherichia coli non è in realtà una novità ma che per effetto dei cambiamenti climatici sta registrando un preoccupante incremento.

A causa di questi, prosegue Brito, si sono registrati nuovi cianobatteri filamentosi che producono tossine in grado di danneggiare la pelle umana.

La temperatura delle acque in superficie fino a 600 metri di profondità è aumentata nell’Arcipelago a una velocità di 0,25° per decennio dal 1982 al 2013, questo stando a studi effettuati dagli scienziati canari; vi è inoltre un aumento del numero dei giorni con temperature estreme delle stesse acque che sono passati da meno di 5 a 19 giorni.

La stazione di controllo del livello del mare di Tenerife ha rilevato un innalzamento di 2 millimetri l’anno tra il 1927 e il 2012.

I pesci sono uno dei gruppi che hanno subito più variazioni per effetto delle mutate condizioni ambientali e l’80% degli avvistamenti di nuove specie di pesci costieri nelle acque dell’Arcipelago tra il 1991 e il 2005 corrisponde a specie tropicali, la cui presenza prima era pressoché sporadica.

Il problema degli scarichi e delle alghe nelle acque canarie rappresentano solo la punta di un inquietante iceberg che riguarda il mondo intero.

di Ilaria Vitali