La zattera della Medusa
Théodore Gericault, 1819

La scelta è nostra, uno nasce in un luogo.

Quel luogo è una parte infinitesimale del Pianeta Terra.

La “toponomastica” decide però che siamo Latini, Italiani, Aragonesi o altro, perché parliamo un certo idioma, perché siamo nati vicino ad un feudo o un monumento, perché ci possono collegare ad una città e così di seguito.

Poi “il nostro vicino” ci suggerisce (o impone se vogliamo) che dobbiamo essere orgogliosi di quel luogo, apprezzarne le indicazioni, i moniti, i pesi e misure, i dazi, quanto dare e quanto avere.

Succede poi che ad un certo punto, specie più in là nella vita, alcune cose non riusciamo più ad accettarle, sia per la loro natura pressante non più coerente con noi (e direi anche che contrastano pesantemente con la logica), sia per delle modifiche che il nostro “vicino” ha deciso di fare (chissà perché sempre a suo vantaggio è sottinteso). E quello che non accettiamo non lo possiamo, con le nostre possibilità, capire, né digerire.

Ci si presenta allora un’idea: dobbiamo cambiare presto.


Uno degli strumenti più importanti che abbiamo per cambiare è il cestino della carta straccia. Di tutto quanto scritto nella vita: sperato, sfidato, adottato, prodigato… si fa una bella pallottola di carta e la si getta via.

Quanti futuri disponibili ci sono? Basta scegliere, aprire la finestra sul mondo e scegliere.

I numeri non mentono, ma i numeri si possono mentire, quindi bisogna necessariamente anche stare attenti a chi ce li dà.

Passeremo giorni difficili certamente perché non avvezzi a considerare altri scenari, altre parti (infinitesimali) di mondo, ma magari, dopo un po’, in un attimo di quiete del vento, “un’altra donna ci partorirà”.

E l’ultimo chiuda la porta.

La zattera della Medusa, Théodore Gericault, 1819

(Nel 1816 il governo francese manda la nave ”Medusa” in Senegal per riaffermare i diritti della Francia. L’INCOMPETENZA DEL CAPITANO ha portato al naufragio. I passeggeri e l’equipaggio si ammassano su una zattera di fortuna che va alla deriva per parecchi giorni. Dopo episodi di fame, paura, follia, suicidi, atti di cannibalismo, rimangono 15 superstiti sui totali 150 naufraghi, recuperati poi dalla nave ”Argo”).