Caricatura Gloria Fuerte

Il programma più famoso della televisione spagnola per bambini è una pietra miliare come lo Zecchino d’oro, anche un poco di più.

Gli speakers del canale 3 della Radio Nacional española, un canale radio di un livello culturale davvero incredibile, mandano ancor oggi in onda la sigla e la cantano entusiasti come faremmo noi con 44 gatti… ma con una punta di forza in più.

Le parole della canzoncina e di molti dei testi del programma in oggetto, sono opera di Gloria Fuerte, una figura del panorama letterario spagnolo a metà strada fra Rodari e Édith Piaf.

Una vita segnata dalla strada, la sofferenza e la trasgressione come quella della Piaf, una penna leggera nel dire cose pesanti, come quella di Rodari.

Immaginiamo l’Italia degli anni ’70:

Una signora di mezza età, omosessuale, col sigaro, il cappellone a larghe falde, una visione del mondo avanti di 50anni, sarebbe mai stata scelta per educare i bimbi, scegliere i valori da trasmettere, decidere le parole con le quali farlo?


No certo che no, infatti non l’abbiamo trovata questa immagine, abbiamo trovato il mago Zurlì, Maga Maghella, Sbirulino…

Cos’avevano in comune fra loro e in cosa differivano dal modello spagnolo?

Ribadivano il valore insindacabile dell’ingenuità intesa come non conoscenza delle cose della vita, della purezza come adeguamento a modelli rigidi e indiscutibili di comportamento.

Le fate erano bionde, i maghi erano sbarbati e vestiti di azzurro, i bambini raccontavano nelle canzoni di come si erano messi nei guai il giorno che avevano fatto di testa loro, e di come, anime grandi, i genitori li avevano perdonati quando si erano rimessi in fila per tre come nella canzone di Bennato.

Ho letto per curiosità le poesie di Gloria Fuerte: Bellissime.

Profonde, buone, giuste, oneste, coraggiose.

Mese dopo mese, libro dopo libro, mi innamoro di questo paese che pur essendo cattolico apre la finestra e guarda al mondo per quello che è.

Senza rinnegare l’Italia per partito preso, che non ha senso e non aiuta a costruire niente, spero con tutto il cuore che i ragazzi cresciuti all’estero, che molto probabilmente torneranno un giorno, la liberino dalla paura della verità, dall’ossessione di guardare indietro, dall’ipocrisia piccolo borghese e dal vizio di addormentare la testa delle persone e temere il libero pensiero.

Facendo un giro nemmeno tanto lungo, in fondo è di questo che si è ammalato e sta morendo il NOSTRO paese. Forse un giorno, ragazzi cresciuti con il guinzaglio più lungo, in sistemi scolastici più elastici e sistemi culturali più aperti, la baceranno e la risveglieranno ridando un futuro e un senso alla sua grande bellezza.

di Claudia Maria Sini