Gastone Moschin lo ricorderemo sempre così, il più fragile degli “Amici miei” del grande Monicelli, l’Architetto Rambaldo Melandri, con la sua barba e quell’aria indifesa, pronto poi a lasciarsi andare alle più comiche imprese.

L’idea del film “Amici miei” che poi divenne un cult, venne a Pietro Germi ma destino volle che venisse a mancare una settimana prima dell’inizio delle riprese. Il regista Monicelli ne prese l’eredità e girò il film fedelissimo al copione di Germi. Ebbe inizio così l’era della “supercazzola”.

Con Gastone Moschin c’erano Ugo Tognazzi, Adolfo Celi, Philippe Noiret e Duilio del Prete. Tutti attori con la A maiuscola, tutti nella scena al Bar del Necchi a Firenze, a ritrovarsi per inventarsi nuove avventure.

Film come questi sono quelli che si vedono e si rivedono ed è sempre come la prima volta. Si ride, ci si commuove, ci si emoziona.

Ma Moschin fu anche attore per Francis Ford Coppola nel Padrino parte seconda e per Signore e Signori di Pietro Germi vinse il Nastro d’Argento.

Gastone Moschin era di origini venete e si diplomo’ all’Accademia di Arte Drammatica di Roma. Non era certo un attore improvvisato, anche se la comicità e l’arte non si studiano né qualcuno ce le può insegnare.


Lavorò persino per Strehler al Piccolo di Milano e nel 2000 in televisione recitò in Don Matteo e Sei forte papa’. Ma famoso e indimenticabile divenne per tutti con le scene dei film della saga Amici miei, unici nel loro genere, geniali, mai scontati.

Soffriva di una cardiopatia cronica, ed era stato ricoverato al santa Maria di Terni il 30 agosto. Morto il 4 settembre a 88 anni, lascia il ricordo del suo sorriso ironico, della sua bravura, dell’epoca che non esiste più, quella delle zingarate.

di Danila Rocca