Chi non collega a questa data il ricordo di quel giorno in cui, per mano dell’uomo, crollarono a New York le Torri Gemelle.

E chi non rammenta esattamente cosa stava facendo quel’11 settembre, quando per caso accese il televisore o qualcuno lo avvisò di quell’immane disastro. Per ognuno di noi l’11 settembre non sarà altro che quello.

L’11 settembre del 2001 due aerei si schiantarono contro le Torri Gemelle del World Trade Center e, a vederle, a rivederle, sembrò uno dei tanti effetti speciali cinematografici in uso oggi, incredibile quasi quel gesto fosse realtà.

Le vittime furono 2.974 innocenti. Chi rimase intrappolato negli ascensori, chi si gettò dalle finestre del grattacielo, chi chiamò al cellulare i propri cari perché si rese conto che quello sarebbe stato l’ultimo saluto.

Chi nemmeno se ne accorse. Fu un attimo. Un boato. Un caldo che arse.

New York divenne l’11 settembre del 2001 la capitale del terrorismo, la mira più ambita, lo spettacolo più eclatante reso dai terroristi all’uomo per dimostrare la sua capacità di manipolarci, di fare di noi a suo piacimento la fine, ed una fine atroce.


Perché di questo si tratta quando parliamo di terrorismo, allora e sempre. Di guerra senza possibilità di replica, di mostruosità, di violenza inattesa e per questo quasi impossibile da combattere, se non con misure preventive, quelle che oggi vengono usate negli aeroporti prima dell’imbarco, nei luoghi affollati dove si attrezzano barriere al fine di evitare a camion impazziti di correre contro persone indifese e di dar loro la morte.

Infatti il terrorismo, dopo l’11 settembre, adottò altre strade per fare parlare di sé. Anche quella di mezzi che si lanciano su gruppi di gente per strade con grandi spazi, a Nizza, a Barcellona, fino alle minacce, colpiremo l’Italia, il Papa, Roma.

11 settembre 2001, data delle prime tantissime vittime di questa follia umana. E del coraggio dei pompieri che ne ricomposero i resti, che ripulirono la loro città da quello che rimaneva di due grattacieli, i più alti di New York, i più famosi.

Non resta che ricordarli così, tutti indistintamente. Con una preghiera, con un ricordo pietoso. Con la speranza che si riesca a guarire il cuore del mondo da questa malefica malattia.

di Danila Rocca