Nella storia a tinte nere dell’isola di Tenerife, ve n’è una in particolare che suscitò molto scalpore per la particolare brutalità degli atti compiuti da una banda composta da quattro uomini che si muovevano abilmente sulle isole per svolgere rapine in case private.

Le loro azioni caratterizzate da violenza eccessiva si resero protagoniste di uno degli episodi più gravi della storia dell’isola, durante i quali le rapine compiute erano accompagnate da inimmaginabile brutalità impiegata per intimidire le vittime.

Uno di questi è relativo all’assalto ai danni dell’imprenditore José Antonio Perera León, noto come El Carpintero, che nel gennaio del 2016 venne barbaramente torturato nella sua casa a La Florida, Lanzarote, utilizzando scosse di corrente elettrica lungo il suo corpo e ferendo a più riprese la sua testa con un oggetto smussato.

Oggetto di tale violenza da parte della banda fu anche la moglie di León, che venne ritrovata accanto al corpo del marito in condizioni disperate.

León passò diverse settimane in ospedale dove venne sottoposto a numerose operazioni ma una volta a casa, quando le sue condizioni peggiorarono di nuovo, a nulla valse la corsa al nosocomio dove gli venne riscontrato un trombo che gli risultò fatale.

Molto più distante l’episodio che si verificò a La Camella, nel comune tinerfeño de Arona, dove a subire la brutalità della banda di malviventi fu José Tavío, molto più fortunato di León, che, nonostante le numerose ferite, riuscì a scappare.


Durante questo assalto, la banda entrò nella mezzanotte del febbraio del 2016 cercando l’uomo e cominciando a picchiarlo selvaggiamente affinché rivelasse dove custodiva il denaro.

Tavío riuscì a fuggire e i criminali non ebbero modo di forzare la cassaforte che conteneva il bottino; l’uomo fu però fondamentale per le ricerche in quanto testimone vivente dei fatti insieme ai vicini allertati dall’improvviso movimento nella casa nel cuore della notte.

Grazie ad alcune caratteristiche notate negli appartenenti alla banda, una marcata zoppia di uno di essi, la statura particolarmente ridotta di un altro, l’individuazione della macchina utilizzata per le scorribande, una Opel di colore grigio e la sua targa, la Policía Judicial de la Guardia Civil de Las Américas, appoggiata dai colleghi della Comandanti del Insistito Armado della capitale, cominciò una caccia all’uomo serrata, nota come operazione Plateada.

Partendo dall’auto e dalla sua targa, le forze dell’ordine riuscirono a individuare la Opel utilizzata dalla banda, di proprietà del padre di uno dei delinquenti conosciuto già dalla polizia come El Tortilla.

Dopo un appostamento che portò rapidamente a trovare El Tortilla, vennero sgominati anche Caracortada, Angelo e Peon, i tre compagni di violenza.

L’arresto immediato dei quattro malviventi portò alla soluzione di un caso altrettanto inquietante occorso il 21 marzo 2015, quando venne rinvenuto un cadavere di un giovane uomo, identificato poi come Juan Carlos Tejera, ammanettato e con evidenti segni di violenza, all’interno di una grotta di Arrecife, a Lanzarote.

Gli inquirenti ritennero all’epoca che la banda fu responsabile di un assalto a Tinajo nel 2013 e uno nel Tinguatón, dove alla vittima venne perforato con assoluta freddezza un ginocchio.

Arrestati definitivamente dopo lunghe indagini e processi, i quattro della banda sono in carcere a Tahiche e a Tenerife II dal giugno del 2016.