Scrivo questo articolo riportando le opinioni di personalità locali rilevanti  raccolte nelle ultime settimane e su fatti che stanno sfortunatamente ripetendosi. L’argomento?

La reputazione e i comportamenti di “alcuni italiani” sull’isola negli ultimi tre anni.

Gli italiani sono la comunità residente straniera più numerosa dell’isola con una tendenza che sta avvicinandosi rapidamente alla cifra tonda dei 50.000 residenti.

In questi tre anni sono stati anche la prima comunità acquirente di appartamenti con una quota di mercato superiore al 20%.

Abbiamo però raggiunto vette elevate anche tra le denunce di “estafas”; un Policia Nacional de la Brigata di Las Americas mi ha confessato che gli italiani ricevono il 70% delle denunce di estafas, principalmente presentate da connazionali.

Anche el Alcalde di Arona in un colloquio privato mi ha detto che la Guardia Civil ha segnalato alla sua attenzione “la comunità italiana” per reati connessi al consumo e spaccio di droga e per l’occupazione di viviendas o truffe nel settore immobiliare specie nell’alquiler.


Quindi molti italiani onesti comprano case, altri hanno scelto la via dell’occupazione abusiva o la truffa gestendo affitti fantasma.

Non sono quindi valsi gli inviti alla cautela che alcuni opinion leaders italiani hanno fatto in questi anni sui giornali e sui social network.

La vocazione italica della ricerca dell’affare e dell’affitto o traspaso a basso prezzo, evitando i canali ufficiali considerati “troppo costosi”, portano moltissimi malcapitati italiani di recente residenza proprio nelle fauci di connazionali che invece di svolgere la professione in materia seria e corretta, piazzano alcuni colpi ben assestati o reiterano piccole truffe nascosti nei social e utilizzando molte volte le carte Postepay.

Io per 17 anni ho svolto la professione di Pf, con rigide regole di condotta e controlli serrati dell’Audit della Banca mandataria, sorrido amaramente sempre quando mi raccontano come gli “italiani a Tenerife” si fanno truffare, consegnando somme interessanti “in contanti” al truffatore di turno.

Altre cause che possono agevolare il lavoro ai truffatori sono la poca conoscenza della lingua spagnola e la fretta delle visite sull’isola, si vogliono comprare case, locali con rapidissimi viaggi di tre o quattro giorni, e poi seguire le cose a distanza, dall’Italia, prima del fantomatico trasferimento che cambierà la vita, lontano dalle tasse e dalle tante emergenze italiche.

Vado ora ad alcune soluzioni di buon senso consigliatemi da un Agente della Polizia di Stato che ho incontrato casualmente per lavoro a Tenerife.

Lui avendo parte della famiglia a Tenerife, sarebbe molto interessato a partecipare al progetto “Commissariati Europei” (Comisarías Europeas) nell’ambito del quale viene inserito l’altro progetto di cooperazione internazionale di polizia denominato “Turismo Sicuro”.

Era molto informato sull’argomento, anche perché ha avuto diversi contatti informali con la Policia Nacional per il progetto “Turismo Sicuro” che vede pattugliamenti congiunti sia in Spagna che in Italia tra le forze di Polizia dei due Stati.

L’agente mi ha subito fatto capire la linea di demarcazione tra reato amministrativo e reato penale, il secondo attiva azioni da parte delle autorità molto più efficaci sia a livello locale che a livello internazionale e dell’importanza della presentazione della querela di parte da parte delle vittime.

Spesso il truffato non la presenta per i costi dell’Avvocato, della vergogna che prova per l’essersi fatto truffare, per la poco conoscenza delle giurisdizioni nel caso.

Altra cosa che mi è stata segnalata è l’importanza di unificare il più possibile le querele di parte, supportate da un unico legale, per attivare rapidamente l’aggravante della reiterazione del reato a carico del truffatore.

Bastano infatti tre casi ben documentati per arrivare anche alla possibile carcerazione preventiva del truffatore in attesa della sentenza dei processi.

Questo potrebbe evitare che il truffatore venga denunciato, arrestato e torni a piede libero rapidamente, con la capacità di delinquere nuovamente, occultando magari anche le prove.

E’ importante poi lo Stato di residenza della vittima, per sapere dove è meglio attivare il procedimento.

Se il reato fosse stato perpetrato on line ad un residente italiano in patria, è bene denunciare direttamente alla Polizia di Stato per attivare rapidamente la Polizia postale.

Gli ultimi accorgimenti suggeriti dal preparato agente sono: verificare in Google l’identità della persona che vi “propone affari” (a volte le sorprese sono immediate), evitare profili Facebook non legati a nominativi concreti, documentarsi sui prezzi di mercato delle cose, e quando la pressione a bonificare su conti strani aumenta, lasciare la presa dell’affare…

Ora invece riassumo alcune conseguenze dell’azione delittiva di “alcuni italiani” in questi ultimi tre anni:

molti proprietari canari NON affittano più a cittadini italiani le case per la larga temporada per i danni, i furti e gli affitti non pagati.

Molte banche spagnole NON aprono gentilmente più i conti correnti a cittadini italiani, specie NON RESIDENTI e bloccano impropriamente l’operatività di C/C in Filiali a rischio, dove il truffatore di turno “ha operato” in profondità grazie anche ad impiegati compiacenti.

Diffidenza in alcuni tavoli istituzionali quando si portano progetti di vario tipo, la richiesta di garanzie, informazioni, documenti si amplifica quando si inizia ad ascoltare la lingua italiana nella conversazione…

Morale, girarsi dall’altra parte, non denunciare nella maniera corretta, non seguire canali ufficiali di provata esperienza e reputazione, sta portando un danno reale ai tantissimi italiani residenti che in questi decenni hanno scelto Tenerife e le altre isole Canarie per iniziare una nuova esperienza di vita.

Dott. Riccardo Barbuti