Omarello ottobre 2017

DAVIDE SELIS

“… Mentre faccio i preparativi per il secondo round della mia impresa e combatto con Luisa affinché mi lasci partire, il tempo passa…

Ed eccomi infine sull’aereo per Tenerife, per iniziare il secondo tempo della mia avventura migratoria. Sono non poco emozionato e rimango eccitato per tutto il viaggio; mi rassicura il fatto che verrà a prendermi all’aeroporto per condurmi al mio albergo, il capo della azienda di servizi che ho incaricato di trovarmi una casa al Puerto. Scendo dall’aereo e mentre attendo di prelevare i miei bagagli dall’apposito nastro mobile trasportatore (ho portato un equipaggiamento di quasi 40 kg, perché trascorrere sei mesi all’estero non è uno scherzo), mi telefona la moglie del capo di cui sopra. Mi spiega che per un sopravvenuto inconveniente, né il suo consorte né lei potranno venirmi a prelevare con la macchina, ma lo farà la sorella di lei, ovvero la cognata del capo. E non potrei essere più fortunato: fuori dall’aeroporto vi è una deliziosa, piccola ragazza trentenne in calzoncini cortissimi e maglietta attillata, che a colpo sicuro esclama con grazia: “Buongiorno signor Selis!” e mi aiuta a sistemare i miei ingombranti effetti personali nel baule dell’auto.

Devo credere che Tenerife mi porti fortuna: per la terza volta infatti avverto quella vibrazione interiore da sensitivo, che mi avverte quando incontro una donna straordinaria. Quel “campanello” che in tutta la mia vita si era fatto sentire ben poche volte, cosicché avevo pensato talora “ma quanto sono stronze le donne italiane!”, qui, in poco tempo è già la terza volta che suona!

Speriamo che sia un preludio di felicità, perché io, ad onta dei molti anni che ho già sul groppone, sono ancora fresco e vitale, e non mi sento affatto un uomo finito. Non ve la tengo troppo lunga, stavolta: il viaggio in auto con questa ragazza ed il lungo colloquio con lei mi confermano che è una persona squisita, ricca e profonda.

Si giustifica di essermi venuta a prendere in tenuta da spiaggia, perché si trovava appunto al mare a prendere il sole quando una telefonata a sorpresa della sorella la ha mobilitata per venirmi a prelevare all’aeroporto. Non sa quanto io sia felice del suo abbigliamento succinto, perché alla mia età, quando uno non ha figli e dunque non ha nipotini, si sente vivo grazie alle donne eccitanti.

Infatti, quasi tutti gli uomini della mia generazione hanno dei nipoti, ed il rapporto con un bambino o con un fanciullo, se questi deve la sua vita anche a te, ti fa sentire più vivo, mentre le forze calano e già intravedi il traguardo finale, non più tanto lontano, della progressiva decadenza biologica.


Il rapporto con i giovanissimi è vitalizzante per tutti, ma lo è soprattutto per coloro per i quali queste vite giovani rappresentano un prolungamento della propria esistenza, e simboleggiano una pernacchia alla vecchia con la falce, che è già in agguato.

Non mi avrai del tutto, dicono i nonni alla morte, qualcosa di me sopravviverà alla mia sepoltura. La contemplazione dei nipotini, è appunto simile ad una evidenza che la propria vita non sta finendo, è destinata a durare.

E questa sensazione carica, esalta, intensifica la vita dell’anziano. Chi non ha nipoti, e nemmeno figli, trova invece conforto e vitalità in un certo ping-pong con l’altro sesso.

Il ping-pong in questione funziona così: la bella donna giovane e sensuale, con il suo semplice sex-appeal oppure dialogando con te, ti lancia uno stimolo erogeno. E tu senti che il tuo corpo risponde ancora, che la tua racchetta si muove per rilanciare la “pallina” che l’ha colpita.

Questo ping-pong di stimolo e risposta, è naturalmente elettrizzante per i giovani; per i non giovani, che hanno già sperimentato nel loro corpo e nelle loro vite i segni della decadenza, alla naturale intensificazione del desiderio e della gioia di vivere, si aggiunge un altro fattore vitalizzante prezioso: il confronto, inconsapevole ma presente ad un livello subliminale, con il penultimo stadio della vita, quello dell’impotenza; e così pure, con l’ultimo traguardo. Non sono ancora un cadavere e nemmeno un vecchietto da badante o da casa di riposo, ti dice il tuo inconscio, e rappresentandoti come sei qui ed ora, ovvero molto diverso dai tipi appena menzionati, ti illude anche di essere molto lontano dal loro “status”.

Le donne giovani, belle e sensuali fanno questo regalo agli uomini della mia età, se questi sono ancora ricettivi agli stimoli: li fanno sentire ancora dei leoni, per le ultime volte nelle loro vite.

Dunque siate indulgenti se io indugio un po’ nella contemplazione di donne trentenni: non sono così folle da cercare l’avventura e l’amplesso con loro, ma tento semplicemente di abbracciare, stringere e trattenere la mia vita che mi sta sfuggendo di mano implacabilmente, cerco di sentirmi ancora vivo.

La avvenente bambolina trentenne mi porta fino all’albergo, ma non si ferma qui: scende con me dall’auto e mi aiuta nelle pratiche alla “reception”, conoscendo lo spagnolo assai meglio di me, e mentre l’impiegato della accoglienza trascrive i miei dati, la bambolina efficientissima addirittura mi connette lo smartphone con la rete dell’hotel; poi, prima di salutarmi si offre anche di aiutarmi a portar le valigie in camera.

No, questo è troppo! Secondo l’insegnamento prezioso di Giovanni Ansaldo (autore del dotto e arguto manuale “Il Vero Signore” (che è il più importante libro italiano di belle maniere dopo “Il Cortegiano” e il “Galateo…”), un vero gentiluomo, perfino se è vecchio ed è ospite di una padrona di casa giovane e premurosa, MAI accetterà di essere aiutato da lei a togliersi il soprabito….

Rifiuto l’offerta con fermezza, anche perché il mio sonno in questa prima notte sarà già disturbato dal cambiamento di letto e dall’emozione per l’avventura che ho appena iniziato: se ci si mette pure una fata, quasi in mutandine e con le tettine esplosive che paiono bucare la maglietta aderente, che mi dà la buonanotte sulla soglia della mia camera da letto, con un volto pieno d’umanità e di affetto… chi dorme più?

Mi addormento tardi ma dormo, e la mattina dopo me la prendo comoda e non faccio nulla se non la colazione in albergo (che è squisita e mi dispone bene verso questo hotel, che mi ha dato pure una camera confortevole) e passeggiate a zonzo nella cittadina del Puerto, facendo amicizia con la medesima.

Nel pomeriggio comincio a muovermi per trovare una casa in affitto, perché prima mi libero dell’albergo e meglio è per le mie tasche.

Telefono ai referenti di Puerto de la Cruz indicati dall’agenzia alla quale mi sono affidato, e li incarico di trovarmi un piccolo appartamento, specificando le mie esigenze.

Mi assicurano che cercheranno con sollecitudine, e mi daranno risposta entro pochi giorni.

Ma i giorni passano, loro non si fanno vivi e sono io a contattarli di nuovo. Vengo così a sapere che non trovano nulla.

Mi sento spiazzato, perché quando ero in Italia i miei interlocutori “on line” mi avevano rappresentato come cosa facile, reperire un alloggio al Puerto.

Il personale dell’albergo è con me gentilissimo e tanto umano, ed essendosi instaurato un rapporto amichevole e di dialogo, pure loro mi aiutano nella ricerca di un appartamento, ma anch’essi senza esito.

Mi informo presso le agenzie che incontro camminando per strada, uso internet ed una apposita rubrica telematica, ed anche questi tentativi non danno risultato.

Sembra che le case adatte a me, a Puerto de la Cruz non ci siano più. Ma capisco la ragione di questo fenomeno, che mi viene pure suggerita da persone competenti: sono capitato in alta stagione.

Ed è una alta stagione di tipo nuovo, perché il boom delle Canarie per svernare al caldo esplode proprio quest’anno, sia per contagio, sia perché le tradizionali alternative, dei paesi africani di popolazione islamica, vengono adesso percepite rischiose.

Poco prima di me sono arrivati in massa i pensionati e gli anziani tedeschi e dell’Europa del nord, che si sono accaparrati tutti gli appartamenti che erano sul mercato.

E, per la legge della domanda e dell’offerta, hanno fatto salire il prezzo degli affitti. Davide, qui si mette male, mi dico, e mi reco a riflettere al Parco Taoro, che è una deliziosa oasi di pace.

Sto rischiando di brutto: di veder fallire sul nascere la mia impresa perché non trovo un alloggio, oppure di dissanguarmi per mesi con spese di albergo.

Una situazione coabitativa con sconosciuti non fa per me: piuttosto torno in Italia, dove ho una casa comoda e tanto amata, tutta a mia disposizione.

Non mi resta che un’ultima carta da giocare: andare con umiltà da quella formidabile “trova-case” che è la Signora Beatrice Vitti Dini, scusarmi con lei per non essermi messo fin dal primo momento nelle sue sapienti mani, nonostante il bel dialogo che avevamo già avviato tramite internet, e tenere gli occhi bene aperti per certi rischi di scorrettezza professionale che mi sono stati segnalati (da una voce calunniosa, che il tempo rivelerà essere mossa solo da invidia, ripicca e concorrenza sleale nei mercati e nel prestigio).

E non potrei fare scelta migliore, perché la nobile Beatrice sarà la mia salvezza.

(Continua)

di Davide Selis