Un attenzione particolare viene accordata alla simbologia ambivalente del Nero, che può essere considerato in modo positivo (fertilità-umiltà-dignità-autorità) o negativo (tristezza-lutto-peccato-inferno-morte).

Nell’antichità romana e durante tutto il Medioevo, il nero buono e quello cattivo coabitavano: da un lato il colore era associato all’umiltà, alla temperanza, o alla dignità, dall’altro rinviava ad un mondo dei morti e di tenebre, al tempo del dolore e della penitenza, ai peccati e alle forze del male. Da ora in poi, la dimensione positiva di questo colore praticamente sparisce e gli aspetti negativi sembrano occupare tutto il campo simbolico.

La fine del Medioevo rappresenta per il colore Nero un periodo di intensa valorizzazione. Il Nero mortifero e diabolico non sparisce completamente, continuano i casi di stregoneria, e rinforza il suo legame con il lutto, ma sono numerosi gli ambiti in cui il Nero si rivalorizza e diventa un colore rispettabile, addirittura di lusso. Dalla fine del XIII secolo le pratiche vestimentarie del patriziato urbano e di coloro che detenevano cariche o uffici pubblici si sostituiscono all’araldica e contribuiscono a fare del Nero un colore onesto e dignitoso. Nel XIV secolo sono le leggi morali civiche e le leggi suntuarie ad accentuare la connotazione virtuosa di questo colore. Poi, a seguito dei progressi della tintura, nella gamma del nero ed in particolare sulla stoffa di seta e di lana, sono i principi a mostrare il gusto smodato per un colore che in precedenza avevano sempre respinto. Il Nero diventa un colore regale e lo resta a lungo anche in epoca moderna. Fino al XV secolo tingere il colore Nero è stato a lungo un esercizio difficile sulla maggior parte delle stoffe e i toni non erano mai veramente neri, ma presentavano sempre una sfumatura grigiastra, bluastra o tendente al bruno, senza essere né luminosi né monocromi. Con la corteccia e la radice del noce i risultati sono migliori che con prodotti ottenuti da altri alberi (castagno o quercia). La domanda sociale e ideologica precede i progressi tecnici, e sono i giuristi e i magistrati, membri di determinate corti sovrane, a mostrare per primi un nuovo interesse per questo colore, partendo dalla Francia per poi espandersi all’Inghilterra, per poi infine approdare all’Italia. Il Nero non è infernale o nefasto, ma austero e virtuoso: è per questo che viene scelto per indicare l’autorità pubblica -la legge-, nonché l’amministrazione nascente. A poco a poco si aggiungono i professori e gli uomini di sapere. Nella seconda metà del secolo sono i mercanti e i banchieri e tutti coloro che si occupano di finanza ad adottare questa moda del colore Nero.

L’evoluzione economica e sociale in atto aggirano con il colore Nero le leggi. Queste leggi servivano per non sperperare denaro nell’abbigliamento e non importare tessuti costosi dall’Oriente. Instaurano una segregazione per mezzo dell’abbigliamento, poiché ognuno è obbligato a portare quello del suo sesso, della sua età, del suo stato, del suo rango. Certi mercanti molto ricchi ma che non sono ancora riusciti a farsi ammettere tra la nobiltà, si vedono vietare l’uso del rosso troppo fastoso (in particolare i rossi scarlatti di Venezia) o dei blu, troppo intensi  (i famosi panni pavonacei di Firenze).

La “nerezza” si esprime sul campo delle credenze e delle superstizioni, dove il diavolo e le sue creature fanno un ritorno inquietante verso la metà del XVI secolo.

La stampa, da poco nata, diffonde nell’Europa credenze e forze malefiche, maghi e streghe. Questa caccia alle streghe ha un colore: il Nero.


Nel XIX secolo due attributi accompagnano spesso la rappresentazione dell’artista e del poeta romantico: un abito nero e una postura malinconica. Atteggiamento caratteristico del personaggio sofferente o tormentato. Nella seconda metà del XIX secolo il Nero è presente sia negli abiti che nella creazione artistica. I pittori preraffaelliti, che al nero dedicano una sorta di culto, lo usano per mettere in scena personaggi leggendari o creare atmosfere strane e inquietanti. Nasce il gusto del lutto e la morte fa la sua comparsa in campo teatrale nel 1820.  Amleto soprattutto, diventa un eroe romantico e il suo famoso abito nero una vera e propria uniforme, molto più affine alla sensibilità e alle mode del momento dell’abito blu troppo perbene, ormai totalmente obsoleto. La società non è da meno, e fa del Nero il colore dominante degli abiti maschili.

Patrizia Giacotti