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Tra gli argomenti già trattati precedentemente, sono stati affrontati quelli relativi ai cosiddetti prodotti finanziari tossici come la clausola del suelo e gli interessi abusivi, ma attualmente vi è un nuovo prodotto che le banche hanno offerto ai propri clienti, senza tener conto dei loro profili e senza verificare se fossero o meno adatti al tipo di offerta.

Il prodotto cui si fa riferimento è l’ipoteca multi valuta, la cui natura complessa dovrebbe suggerirne l’offerta unicamente a persone con conoscenze finanziarie elevate.

L’ipoteca multi valuta ha cominciato ad essere proposta in massa durante gli anni 2007 e 2008 quando l’Euribor toccava i massimi valori storici, e di fatto consiste in un tipo di prestito dove, al posto di far riferimento al capitale prestato in valuta nazionale, nel caso della Spagna quindi in euro, si prende come parametro una valuta straniera, generalmente lo yen giapponese o il franco svizzero.

Questi tipi di prestiti rispondono ad operazioni nate con l’obiettivo di essere utilizzate principalmente da aziende che commerciano in ambito internazionale e di certo non da consumatori con poca o assente esperienza in strumenti bancari finanziari.

Questa situazione ha portato nel corso del tempo alle prime sentenze nelle quali si condannano le banche per mancanza di trasparenza e quindi per non avere sufficientemente informato i propri clienti sui rischi che l’adesione a questi prodotti comportano; in molti casi infatti i clienti si sono trovati nella situazione di dover pagare più della quota mensile stabilita e di avere quindi un capitale pendente da ammortizzare più elevato.

Recente è la sentenza del Tribunal de Justicia de la Unión Europea del 20 settembre 2017, molto importante poiché attribuisce ai consumatori europei il riconoscimento del danno, ricordando che in base alla Direttiva 93/13/CEE, la clausola che stabilisce che il prestito concesso è in divisa straniera, deve essere scritta e riportata in modo chiaro e trasparente, affinché sia immediatamente comprensibile al cliente, e le banche hanno il dovere di fornire tutte le informazioni sufficienti affinché i clienti possano prendere decisioni che non siano lesive o rischiose ma che soprattutto siano messi nella condizione di essere consapevoli di ciò che stanno sottoscrivendo.


Questa del 2017 non è la prima sentenza pronunciata dalla Corte di Giustizia a tal proposito, già il 30 aprile del 2014 ve ne fu un’altra che aprì la questione delle ipoteche multi valuta come prodotti bancari abusivi e quindi nulli, conformemente alla direttiva CEE.

Pertanto i tribunali spagnoli hanno iniziato a dare ragione ai consumatori e così ha fatto la stessa Corte Provinciale di Santa Cruz de Tenerife nella Sentencia di Sección 4a del 18 gennaio 2017; il consumatore, ora, è consapevole che può combattere contro le potenti entità bancarie a difesa dei propri diritti.

di Optimus Abogados