Che i cosiddetti okupas, coloro che occupano impropriamente edifici abbandonati e luoghi poco frequentati, non rappresentassero ormai più una novità era cosa nota, ma che si spingessero a vivere e quindi a prendere possesso di una grotta un tempo abitata dagli aborigeni, denota per lo meno una scarsa attenzione verso luoghi emblematici della cultura canaria da parte delle autorità.

È successo nel Caboto de Buracas, a Villa de Garafía, in una delle grotte che interrompono il corso del Barranco del Corchete, a suo tempo segnalate, benché non accessibili al pubblico, dal Cabildo di La Palma che si preoccupò di mettere pannelli informativi, anche se non sempre corretti, per i turisti di passaggio.

Le grotte, abitate anticamente dagli aborigeni, venivano in alcuni pannelli descritte con dovizia di particolari e in alcuni casi con rappresentazioni grafiche della vita delle antiche popolazioni.

Ma nessuno, dopo aver messo i cartelli, ne controllò l’accesso, seppure alcune di esse rappresentino alcuni dei siti più emblematici di La Palma dal punto di vista archeologico ed etnico culturale.

E fu evidentemente la mancanza di disturbi e la gratuità del luogo ad attrarre inizialmente una donna e in seguito altre persone, per lo più straniere e definite dalla popolazione come hippy, che elessero in una delle grotte la propria temporanea dimora.

Del resto, oltre al silenzio e alla tranquillità, le grotte hanno vedute uniche e contengono ancora alcuni degli utensili utilizzati dagli aborigeni durante la loro vita quotidiana.


Nessuno delle autorità avvisate intervenne in seguito all’occupazione, nemmeno quando alcuni falò notturni cominciarono a rischiarare il buio degli antichi rifugi.

Al momento attuale la grotta risulta ormai abbandonata ma, come sottolineano i residenti delle case del luogo, tutto è avvenuto nella più totale indifferenza, nessun controllo e di conseguenza nessuna pulizia.

Gli okupas, andandosene, hanno lasciato spazzatura, resti vari, hanno spostato ciò che hanno trovato nell’antica grotta che ora, anziché testimoniare il passaggio della civiltà degli aborigeni, porta gli evidenti segni di chi, quella grotta, l’ha utilizzata come ricovero di fortuna alla faccia della sua importanza etnico culturale.

di Magda Altman