Novità per i liberi professionisti nel 2018

È stata recentemente approvata una proposta di legge contenente diverse riforme per i lavoratori autonomi, ossia i liberi professionisti.

La legge, della quale ancora si attende la pubblicazione nel bollettino ufficiale (BOE), entrerà in vigore dall’1 gennaio 2018.

Vediamo quali sono alcune delle novità più importanti contemplate dal testo legislativo.

1) Estensione della “tarifa plana”

La “tarifa plana” è un bonus che consente ai lavoratori autonomi una riduzione dell’importo da pagare mensilmente alla Seguridad Social.

Attualmente questa tariffa agevolata è applicabile ai lavoratori autonomi che si registrano per la prima volta in assoluto nel RETA (il regime di versamento dei contributi previsto per gli autonomi presso il sistema della Seguridad Social) o ai lavoratori autonomi che già in passato si sono registrati come tali, purché tra la cancellazione dal sistema contributivo e la nuova iscrizione siano trascorsi almeno 5 anni.


L’agevolazione consiste nel versamento di un contributo forfettario di 50 euro per i primi 6 mesi di iscrizione nel RETA, nella riduzione del 50 % della quota minima prevista per i successivi 6 e nella riduzione del 30% della suddetta quota per altri 6 mesi, arrivando a complessivi 18 mesi di bonus.

A partire da gennaio 2018, il pagamento della tariffa forfettaria di 50 euro si estenderà da 6 a 12 mesi, mentre rimarranno invariati i due successivi periodi di 6 mesi ciascuno con una riduzione parziale della quota del 50 e del 30%, per un totale di 24 mesi di aiuti.

Inoltre i lavoratori autonomi, che già sono stati iscritti precedentemente al RETA, dovranno aspettare solo due anni (tra la cancellazione dal sistema e la nuova iscrizione) per poter usufruire anch’essi della tarifa plana.

2) Modificazione del sistema di contribuzione

Un’altra delle misure previste dalla nuova legge è la modifica del sistema delle iscrizioni e cancellazioni dei lavoratori (è consentito iscriversi e cancellarsi fino a tre volte nell’arco dell’anno) nel sistema di contribuzione.

A differenza dell’attuale procedura in cui gli autonomi pagano la quota mensile totale a prescindere dal giorno in cui si iscrivono o cancellano dal RETA, la nuova legge prevede un pagamento proporzionale ai giorni effettivamente lavorati durante il mese di iscrizione o cancellazione.

Inoltre, saranno consentiti fino a quattro cambi della base di contribuzione (cioè quella che stabilisce il valore della quota contributiva da pagare mensilmente), con lo scopo di consentire ai lavoratori il versamento di una quota più conforme alle variazioni della rendita che possono verificarsi durante l’anno.

3) Supplementi applicati al ritardo nel versamento delle quote contributive

La legge riduce, non solo per gli autonomi, le sanzioni per ritardi nel pagamento della quota contributiva: invece del sovrapprezzo unificato del 20%, verrà applicata una maggiorazione del 10% al primo ritardo ed una del 20% solo a partire dal secondo. 

Restano invariate l’applicazione degli interessi di mora e la perdita degli eventuali bonus sino alla soluzione del debito.

4) Più sostegno a madri e padri lavoratori

Sarà introdotta un’esenzione del 100% del pagamento della quota contributiva durante il periodo di maternità (o paternità).

Inoltre, nel caso di momentanea cessazione di attività, al momento di reinserirsi nel mondo del lavoro l’autonomo potrà godere di una quota contributiva fissa di 50 euro per un anno intero (sempre che la reincorporazione avvenga entro due anni dalla cessazione dell’attività).

5) Deduzioni fiscali

La nuova legge darà anche all’autonomo che lavora da casa la possibilità di dedurre fino al 30% delle spese per le forniture di energia elettrica, gas, telefono ed internet così come riconoscerà agli autonomi in generale un ammontare di costi sostenuti per lo svolgimento della propria attività  tra i 25 ed i 50 euro giornalieri (a seconda che l’autonomo lavori in patria o all’estero).

Concludendo possiamo dire che le novità introdotte da questa legge migliorano alcuni aspetti del sistema del lavoro autonomo, ma non risolvono le problematiche di fondo. 

Basti penare che la “tarifa plana” offre un discreto trampolino di lancio solo alle più recenti generazioni di lavoratori autonomi, mentre continua ad escludere tutti coloro (la maggior parte) che sono titolari di una realtà avviata da anni e che,  come e più dei colleghi che solo ora si affacciano al mondo del lavoro, si trovano ad affrontare una situazione economica complicata.

O ancora si pensi alle migliorie previste in caso di maternità (o paternità) che forniscono aiuti sul breve periodo però non offrono garanzie strutturali per la conciliazione di famiglia a lavoro negli anni successivi.

O ancora, si pensi a tutti coloro che, nonostante gli incentivi per regolarizzare la loro posizione come lavoratori autonomi,  continuano a considerare le quote contributive standard (applicate una volta cessate le agevolazioni) ancora proibitive rispetto al reddito generato, con l’evidente conseguenza di lasciarli nel settore “reddito non dichiarato”.

Avv. Elena Oldani