Emozionarsi è molto importante

Pensare anche. 
L’arte ci emoziona e ci fa pensare, se la percentuale di imbecilli al potere fosse più bassa, occuperebbe un posto di primissimo piano nei progetti di formazione.
 
Una fantastica italiana  ha messo in scena un “Giulietta e Romeo” all’opera di Tenerife, si chiama Silvia Paoli  e con Giulio Zappa ha diretto un gruppo di ragazzi che l’opuscolo definisce giovani che “vivono nello spazio vuoto fra la fine della formazione e l’inizio del lavoro”.
In realtà sono il futuro dell’umanità chiuso nel corner, insensatamente, di qualsiasi settore si parli.   
Un solo appuntamento “inserito nella stagione” per aiutarli a decollare. 
 
Alcuni avevano passato i 30 anni ed erano professionisti fatti… a quanti anni il futuro diventa presente?  
Ieri ho visto qualcosa che varrebbe i 70 milioni pagati ad un calciatore per nutrire la vanità del suo padrone, come un bravo gladiatore.
Non è facile stravolgere un classico e non sbagliare ma lo hanno fatto, e anche molto bene.
L’amore impossibile era interpretato da due ragazze. 
 
Alcuni amori infatti, pagano ancora dazi doganali assurdi. 
Fra tante barriere abbattute a nessuno è venuto in mente di liberare davvero per sempre l’amore.
Il titolo, “Montecchi Capuleti”, scavalca la vicenda di due ragazzi e focalizza sul conflitto come ragion d’essere, il problema più attuale con cui l’umanità si confronta. 
Piccoli fantasmi infarinati che risorgevano dal buio, rendendo impossibile dimenticare lo sperpero di sorrisi e di felicità che paga una società irragionevole e violenta. 
 
L’ambientazione anni ’70 è perfetta, calata nei giorni in cui l’Italia poteva ancora scegliere di non imboccare il tunnel di commistione fra politica e malaffare in cui scivola l’energia e la forza di una nazione, in silenzio, come nelle sabbie mobili. 
Artisti molto bravi. Tutti. 
 
Abbastanza giovani per riscrivere l’alfabeto di un’umanità che ha fatto troppi errori e abbastanza grandi per uscire dal baby parking del futuro e prendere il presente in mano, hanno regalato emozioni e spunti di riflessione davvero molto ben strutturati.
 
Solo tre spettacoli, un teatro bello ma piccolo, una città intelligente ma fuori mano, non sono quello di cui la forza dell’arte ha bisogno per migliorare il mondo.
Quando riempiremo gli stadi di intelligenza e investiremo denaro per distribuirla, verrà l’autunno degli imbecilli che sempre più numerosi si concentrano alla guida del mondo.   
La verità è sempre semplice in fondo, e le scelte giuste non sono difficili, difficile è capire perché l’umanità migliore, che esiste e sta soffrendo, non dia una pedata nel sedere alla peggiore, non chiuda gli stadi e le caserme e moltiplichi le scuole e i teatri, perché non si innamori della cultura, perché non scelga la felicità.  
 
di Claudia Maria Sini