Il paese peggiore dove lavorare? Le Canarie

Una sentenza che lascia poco spazio alle speranze è quella emessa da Adecco circa le Canarie, giudicate il peggiore paese dove lavorare.

I parametri fondamentali sono la remunerazione, la sicurezza sul lavoro, le opportunità di impiego e di crescita professionale, la conciliazione tra vita lavorativa e personale e la serenità sul posto di lavoro.

Le Canarie, insieme a comunità autonome come Castilla-La Mancha e Galicia, sono il peggiore contesto in cui lavorare e trovare soddisfazione, sia a livello economico che professionale.

Madrid, nel corso del 2016 in vetta alla classifica come miglior comunità dove lavorare, è precipitata nel 2017 al settimo posto.

Questo non tanto per i salari, che risultano essere ancora tra i più alti di tutta la Spagna, ma per la carenza di crescita professionale e di opportunità lavorative sicure.

Madrid infatti, insieme a Paesi Baschi, Navarra e Catalogna, ha stipendi medi che oscillano tra i 1.720 e i 1.753 euro al mese, cifre elevate ma stagnanti rispetto agli anni passati.


Cantabria, Asturie e Castilla La Mancha sono invece le uniche regioni autonome in cui lo stipendio medio ha registrato un aumento annuo di oltre l’1%.

Fanalini di coda Andalusia e Murcia dove si registrano gli stipendi più bassi dalla fine del 2013.

Del resto, sottolinea Adecco, lo stipendio medio di tutta la Spagna ha perso lo 0,7% del suo potere di acquisto che si traduce in una perdita di 142 euro all’anno di media, rispetto ai due anni precedenti il 2017.

Nella classifica che determina il peggiore paese in cui lavorare, Adecco ha tenuto conto principalmente dei fattori disoccupazione e infortuni sul lavoro.

La quota dei disoccupati di lunga durata è del 41%, 2,5 punti in meno in generale rispetto al 2016.

Baleari e Cantabria sono a trainare la media, con meno persone che sono state disoccupate per due o più anni.

Il tasso di disoccupazione è diminuito per l’undicesimo mese consecutivo in tutte le regioni autonome e il 32,6% degli occupati ha un lavoro qualificato.

Anche in ambito di infortuni, lo studio mostra che nel secondo trimestre dell’anno vi sono stati 65,7 incidenti ogni 10.000 dipendenti.

Cioè la metà di quelli che si sono verificati prima dell’anno della crisi.

Lo sciopero è un altro parametro analizzato per determinare il quadro complessivo di ogni singola regione autonoma in termini di qualità e prospettiva di lavoro.

Attualmente, secondo i dati presentati da Adecco, vi sono 14,9 scioperi ogni 100.000 società, una cifra che è del 33,2% superiore rispetto a quella registrata nello scorso anno.

Si evidenzia quindi che il numero dei lavoratori che aderiscono agli scioperi è aumentato del 10,5%.

di Daniele Dal Maso