Le misure tributarie dell’Arcipelago nei confronti di Airbnb

Airbnb e Homeaway si spartiscono la gestione e le commissioni di metà degli affitti delle case vacanze sull’Arcipelago delle Canarie, vale a dire che coprono il 50% delle 121.000 abitazioni turistiche registrate che fatturano qualcosa come 528 milioni di euro all’anno provenienti da oltre 1,2 milioni di turisti.

Il fenomeno delle case date in affitto per le vacanze è il tormentone di questa stagione, i cui introiti, parlando sempre di situazioni legali, rappresentano il 22,5% della spesa totale dei turisti, percentuale evidentemente non rispondente alla realtà visto il proliferare di privati non registrati che attraverso i portali più consultati come i due americani Airbnb e Homeaway, offrono dalla stanza con bagno a intere case con piscina.

Gli affitti oscillano in range molto flessibili che risentono della tipologia dell’alloggio e della sua collocazione e in media vanno dai 25 ai 50 euro a persona al giorno, per sistemazioni considerate normali e non di lusso.

(NdR in realtà nel Sud di Tenerife ci si comincia ad avvicinare ai CENTO euro giornalieri, e credo che questa soglia sarà raggiunta in occasione delle prossime festività natalizie).

In Spagna è lo Stato a detenere i poteri di controllare le case pubblicizzate sulle diverse piattaforme web, mentre le comunità autonome regolano il loro censimento e definiscono le condizioni che devono rispettare; ai consigli comunali spetta il compito di verificare se un alloggio vacanze possieda o meno licenza e provvedere ad eventuali sanzioni.

Nel caso delle Canarie, è vietato affittare appartamenti turistici nelle zone turistiche, vale a dire nelle zone dove sono presenti già altre strutture ricettive tradizionali, ma per ogni regione al momento esistono dei distinguo.


Ad esempio a Las Canteras è possibile affittare a turisti perché la spiaggia è urbana e questo ha provocato un’alta concentrazione di alloggi vacanza.

A Las Palmas esiste il principio del libero mercato, mentre a Tenerife si è favorevoli all’applicazione di un regolamento per garantire un regime di concorrenza leale tra affittuari e albergatori.

Riguardo al discorso fiscale, è l’Agenzia Tributaria che deve verificare che tutti i redditi ottenuti siano correttamente dichiarati, indipendentemente dal fatto che l’appartamento sia stato affittato due giorni oppure tutto l’anno.

Il Gobierno già da tempo aveva avvisato del suo impegno nell’individuare percorsi giuridici che scoraggiassero la frode fiscale che si presume esista dietro al boom delle case vacanza e, ha specificato recentemente, perseguirà analoga strategia nei confronti delle piattaforme come Airbnb cui molti privati si rivolgono per la promozione e la gestione degli affitti delle case.

Nel caso specifico di quest’ultimo punto, il Ministero delle Finanze sta ultimando la redazione di un decreto con il quale si esige che Airbnb e portali similari forniscano per legge le informazioni specifiche all’Agenzia delle Entrate riguardo l’identità dei proprietari degli appartamenti, il reddito percepito dall’attività di affitto e l’identità di chi vi soggiorna.

Nel decreto preparato dal ministero di Cristóbal Montoro, in procinto di essere reso pubblico, viene così incluso, ai fini della prevenzione delle frodi fiscali, l’obbligo di informazioni su persone e entità che fungono da intermediari nei contratti di locazione o cessione di case per fini turistici, vale a dire i portali come Airbnb o Booking.com, fino ad ora protetti dalla legislazione a non fornire i dati dei propri utenti.

Le nuove norme promosse dalla Giunta permetteranno in buona sostanza di sviluppare un elenco, ora inesistente in Spagna, di tutte le case offerte in affitto turistico tramite intermediari, sia su piattaforme on line che attraverso agenzie.

Nel contempo il Tesoro attingerà alle informazioni fornite sulle somme di denaro effettivamente percepite dai proprietari delle abitazioni.

L’Agenzia delle Entrate avrebbe già firmato accordi con realtà come Airbnb per garantire la loro cooperazione nella lotta contro l’evasione fiscale da parte dei proprietari di abitazioni e il Gobierno rafforzerà il controllo sul business della locazione turistica.

Parallelamente lo stesso Gobierno rafforzerà le misure di sicurezza nazionali esigendo l’identità di chi soggiornerà nelle case offerte, quando fino ad ora era un obbligo riservato ai soli alberghi.

L’ultimo rapporto dell’Agenzia delle Entrate sulla lotta contro la frode ha evidenziato un aumento dell’economia sommersa del 12% solo nel 2016, pari a 24.491 casi di affitti non dichiarati.

Di questi 8.160 si sono rivelati irregolari, il 49% in più rispetto al 2015.

Le fonti del Gobierno informano che stanno provvedendo ad inviare notifiche ai contribuenti, avvisandoli che esistono ora dei sistemi che potranno rivelare eventuali rendimenti da locazione non dichiarati; questo significa che il procedimento sarà retroattivo.

Uomo avvisato…

di Ilaria Vitali!!!!