Animalisti in rivolta per proibire la caccia con fucile ai minori di 18 anni

Abel Román, presidente della Red Canaria Solidaria contra la Crueldad Animal, una associazione di animalisti, ha preso parte all’incontro richiesto al gruppo parlamentare regionale di CC-PNC, durante il quale sono state presentate le motivazioni che dovrebbero portare a correggere la legge che permette a giovani di 16 anni di possedere una regolare licenza di porto d’armi per uso venatorio, quando l’età penale è quella dei 18.

La mozione riguarda anche la modifica della Ley 08/1991 sugli animali domestici alle Canarie affinché si proibisca il combattimento tra galli, ancora molto seguito secondo una antica tradizione popolare.

Per questa ultima iniziativa in particolare Abel Román ha presentato la mozione nel pleno municipal di Güímar con l’appoggio del sindaco Luisa Castro, alla quale riconosce il supporto dimostrato per porre fine a quella che è stata in più occasioni definita come un’autentica barbarie.

Un altro significativo intervento è stato compiuto dagli animalisti attraverso una manifestazione a Santa Cruz, dove hanno sfilato con peluche di cane per ricordare la lotta contro il maltrattamento degli animali e la campagna lanciata in occasione dello smantellamento di un combattimento tra cani nel passato 18 febbraio.

Anche in quell’occasione gli animalisti hanno sottolineato la necessità di cambiare le attuali leggi affinché venga proibito l’uso dei cani nella caccia, i combattimenti tra galli e gli esperimenti di laboratorio su animali, questi ultimi rivelatisi inaffidabili al 100%, secondo gli esponenti del movimento.

Riguardo ai cani da caccia, tema dai risvolti drammatici in Spagna, Román ha ricordato che se il cacciatore non ha tempo, spazio o denaro per mantenere in buono stato di salute i propri cani, sarebbe opportuno che se ne privasse anziché detenerli in condizioni inaccettabili.


Román ha anche negato che nelle Canarie vi siano, come affermato da Antonio Porras, 170.000 cani da caccia, essendo questi in realtà, secondo i dati di Zoocan, 89.994 su un totale di 543.306 animali registrati.

È pratica comune, insiste Román, detenere cani senza microchip e quindi non tracciabili, cani che se non adeguati allo scopo per cui sono stati allevati, la caccia, o terminata la stagione venatoria, subiscono un destino atroce, nell’indifferenza più totale.