Trasferirsi all’estero ed iniziare una nuova vita come expat può essere un’esperienza eccitante e arricchente, ma talvolta l’affrontare nuove sfide in un paese straniero può portare a depressione.

La depressione ovviamente colpisce indistintamente chiunque e per i motivi più disparati, tanto che l’OMS stima che in tutto il mondo siano in 300milioni di persone a soffrirne, ma nel caso specifico degli expat, il fenomeno è legato principalmente allo sradicamento, seppure desiderato, dalle proprie origini.

Essendo un evento apparentemente privo di un percorso logico specifico, come afferma lo psicologo statunitense Sean Truman che si occupa di assistenza sanitaria agli albanesi che vivono all’estero, il trucco per guarire dalla depressione sta nell’intuire quali siano i focus del disagio ed interromperne la concatenazione.

Essendo cresciuto a Nairobi, Truman ha un’esperienza vissuta in prima persona con alcune delle difficoltà legate alla vita all’estero e ha contribuito notevolmente a studiare il fenomeno della depressione sviluppata dagli espatriati, sul quale fino ad oggi non esisteva ancora molta ricerca.

Lo studio condotto sugli expat statunitensi, in particolare, ha rivelato che questi erano 2,5 volte in più soggetti a rischio di interiorizzare i problemi e di sviluppare abuso di sostanze, rispetto a coloro rimasti a casa propria.

Gli expat sviluppano più facilmente ansia e depressione ed esiste la necessità di sostenere la loro salute mentale nelle varie comunità formatesi nel mondo, sostiene Truman.


Alcuni expat non dispongono ad esempio della copertura adeguata per l’assistenza sanitaria all’estero e in alcune località semplicemente non è possibile avere accesso a professionisti che operano nel campo della salute mentale, senza considerare che in caso di esistenza di un consultorio ad hoc, la difficoltà della lingua complicherebbe l’assistenza.

In ogni caso, al di là delle singole problematiche legate a paesi diversi, Truman fornisce alcuni consigli per coloro che hanno iniziato una nuova vita lontani dal paese d’origine al fine di non cadere nella spirale della depressione.

Il primo di essi è relativo al sonno; la maggior parte degli adulti necessita tra le 7 e le 9 ore di sonno per notte al fine di poter affrontare in maniera energica la giornata.

La relazione tra depressione e sonno è in realtà piuttosto complessa, afferma Truman, poiché se vi sono persone che sviluppano ansia o depressione poiché non dormono abbastanza, ve ne sono altre che sviluppano i disagi per il motivo opposto.

Il segreto? Trovare il proprio ritmo e mantenerlo.

Dedicare sufficiente tempo a se stessi è un altro consiglio da tenere a mente; spesso la frenesia dei vari impegni quotidiani della nuova vita, mette in secondo piano il divertimento e il relax.

Occorre reagire e mantenersi attivi, con una passeggiata o con esercizio fisico all’aria aperta se le condizioni meteo lo consentono, al fine di vivere il nuovo ambiente anche sotto un punto di vista prettamente ricreativo.

La mancanza di distrazioni salutari può portare l’expat ad un abuso di alcol o droghe, un altro fattore che a lungo andare degenera in depressione.

Socializzare è da aggiungere alla lista delle cose da fare una volta intrapresa la nuova vita; il confronto con altre persone fa sentire meno soli e favorisce nuove amicizie.

Di contro invece il continuo rinchiudersi sui social mantenendo il legame con familiari a distanza, allontana dal socializzare con il nuovo ambiente; moderare quindi l’uso di Facebook e simili per avere il tempo di respirare la nuova aria.

Infine lasciarsi aiutare; la maggior parte delle persone affette da depressione è restia a parlarne con qualcuno, un po’ per vergogna e, nel caso degli expat, per mancanza di informazioni su chi rivolgersi.

di Bibi Zanin