Ci sono voluti tra i 43 e i 45 anni di attesa per i piani parziali di urbanizzazione di Playa de Santa Inés e El Cangrejo, perché il Tribunal Supremo prendesse la radicale decisione di negare lo sviluppo dei 136.000 posti letto previsti nonché di declassare il terreno in questione, negando altresì qualsiasi responsabilità in merito all’impossibilità del suo utilizzo urbano.

In poche parole il ricorso presentato dagli sviluppatori del progetto Galstrom y Aguas Verdes e da cinque entità private contro l’approvazione definitiva del Plan Rector de Uso y Gestión del Parque Rural de Betancuria da parte di Cotmac nel 2000, è stato clamorosamente respinto.

Ma non solo, oltre a condannare i ricorrenti al pagamento delle spese di istruzione, pari a 4.000 euro per ciascun attore, il Tribunal Supremo ha fatto suoi gli argomenti espressi dal Tribunal Superior de Justicia de Canarias del 2015, che aveva respinto l’impugnazione del PRUG del Parque Rural de Betancuria.

E contro le affermazioni dei promotori dei due piani parziali sul fatto che esiste un tessuto urbano consolidato attuale nella Playa del Valle, dotato di servizi come la legislazione urbanistica richiede, il Tribunal Supremo sostiene che tale argomentazione non solo non è probatoria ma che nemmeno le foto a dimostrazione confermano la realtà presentata, semmai il contrario.

In particolare il Tribunal avrebbe evidenziato che la pavimentazione stradale e i servizi non sono conformi a tessuto urbano e che le immagini, volutamente distorte, mostrano in realtà una serie di edificazioni disperse ai margini del complesso degli appartamenti Aguas Verdes che, benché dotati di carreggiate e percorsi, si configurano in regime di proprietà orizzontali e non considerabili una griglia urbana.

Nel suo giudizio il tribunale si è riferito anche alle scadenze dei piani di esecuzione del piano parziale di Playa de Santa Inés, caratterizzato da tappe di 15 anni a partire dall’approvazione del progetto di urbanizzazione nel 1975.


Da quell’anno le uniche opere eseguite sono state la realizzazione di viali nella Playa del Valle, senza asfaltatura, né recinzioni, né marciapiedi e tantomeno predisposizioni per i quadri elettrici e l’approvvigionamento di acqua.

Si parla quindi di un periodo di quindici anni, terminato nel 1990, durante il quale i responsabili del progetto sono risultati chiaramente inadempienti nei loro doveri di promotori dell’urbanizzazione.

La storia dei due siti per i quali è scattato il divieto risale a quasi mezzo secolo fa; nel caso di Playa di Santa Inés, il Gobierno de Canarias diede il via libera nel 1972 con la classificazione a suolo urbano.

Ma nel 1996, secondo la Ley de Espacios Naturales de Canarias, si dichiarò la scadenza della classificazione del terreno che rientrò nel Parque Rural de Betancuria, passando così da suolo urbano a suolo rustico soggetto a protezione, così come successivamente ufficializzato nel 2004 dalle linee guida del Turismo de Canarias.

Infine il Tribunal Supremo nel 2013 rifiutò il ricorso che chiedeva l’ampliamento della larghezza della servitù di protezione di 20 metri anziché 100, poiché il piano parziale di Playa de Santa Inés venne approvato prima della Ley de Costas del 1988.

Insomma, quei 136.000 posti letto in più non si hanno da fare.

di Magile Ortega