Ristorante Gastro-caffetteria aperta da poco, è una vera chicca al Puerto de la Cruz. L’ubicazione è in un vicoletto che taglia la notissima Calle La Hoya e Paseo San Telmo (Calle Corales, 4), ci sono degli splendidi ed eleganti tavolini all’aperto, contornati da piante.

Si presenta con una scritta minuscola, non invadente, sulla vetrina. I tavolini, con comode sedie di vimini adornati da cuscini di seta lavorati a mano denotano una sobria eleganza, come pure la vetrina e lo spazio interno, che comprende il bancone del bar ed altri posti a sedere. Intravedo da fuori un arredamento esotico delle pareti, all’insegna del buon gusto e della sensibilità estetica raffinata, all’interno ci sono due signore piene di garbo. Una è la proprietaria la Sig. Leonora Carusi e l’altra la sua gentile cameriera Marusca Cavuoto.

Esordiamo con un antipasto di crudi di pesce e piccole leccornie fatte da lei al momento e dei ravioli fatti in casa con ricotta e spinaci. Per i miei amici invece propone cavatelli fatti a mano con verdure e curcuma con mozzarella al forno.

Una vera delizia per il palato e per finire un dolce della casa, una sorta di torroncino alle mandorle. Tutto squisito. Mentre mangiavo, la mia mente rappresentativa e fantasiosa era attiva come sempre, ed ha “visualizzato” questo locale come alternativa a cene galanti a lume di candela: un pranzo qui batte una cena tradizionale “da intorto”… Infatti, se anche manca la complicità del buio, la poesia della luna e dell’orario notturno… questo sole radiante e “convincente” (come spesso è anche al Puerto), il panorama dell’Atlantico in maestosa estensione da un lato, e di una fettina del “casco antiguo” dall’altro canto, con l’armonia suggestiva dell’arredo interno, di fronte o alle spalle… questi ingredienti, sommati a quelli culinari invoglianti e appetitosi, preparano nel migliore dei modi la conquista di una dama sensibile… come, paradossalmente, possono predisporre perfino l’adesione di un ruvido e pratico uomo d’affari: io vedo questo locale idoneo pure per un dialogo, non di sentimenti o amorosi sensi, ma di denaro e di interessi materiali.

E’ un ambiente assai distensivo e rasserenante, all’insegna del bello, che ben dispone agli accordi di ogni tipo. L’arredamento delle pareti, come già ho accennato, è di per sé un’esperienza: una fusione armoniosa e coinvolgente, del tutto sobria, delle tracce di civiltà diverse: tra arazzi e manifatture birmane, dipinti giapponesi, ceramiche italiane (“Savonarola 1815”), antiche scrivanie con scacchiera, un “armoire du Patissier” francese, archi portalanterna baschi, ganasce indiane, “aksara” indonesiane… un piccolo, incredibile museo la cui armonia d’insieme è opera geniale e suggestiva.

Almeno in parte, da questo tratto interculturale deriva il nome della “caffetteria” (della quale, mai definizione fu più inadeguata): come il mitico Marco Polo infatti, i proprietari e gestori sono Veneziani ed hanno esplorato l’oriente con profondo interesse e grande amore.


Le toilettes, le troviamo pulitissime, luccicanti e confortevoli. Dette tutte queste cose, invito gli scettici a verificare di persona, andando a prendere almeno un caffè al “MARCO POLO”. In fondo, è una caffetteria…

di Alessio Morucci