La vanità è sicuramente uno dei difetti più inutili che una persona possa portare con sé, non offre nessun vantaggio pratico, se non una patetica autogratificazione

Nel 2013, durante il corso di due operazioni di trapianto di fegato, e precisamente quelle del 9 febbraio e del 21 agosto, un noto chirurgo inglese di 53 anni, Simon Bramhall, ha pensato bene di siglare con le proprie iniziali gli organi dei due pazienti in questione. Nessuno se ne sarebbe accorto se non fosse stato per un collega che , durante un controllo, ha individuato le iniziali SB su un organo di uno di loro. Il chirurgo, che operava non solo fegato ma anche milza e pancreas, lasciava la sua firma con un raggio di argon, quello che in sala operatoria si impiega per bloccare il sanguinamento e per mettere in evidenza l’area da prendere in considerazione.                                                                                       

La vanità confessata

Egli ammette di aver compiuto questa azione a dir poco narcisistica, non certo per compromettere l’operazione, quindi di non accettare le gravi accuse di aggressione e danno fisico che gli sono state rivolte dal tribunale di Birmingham. Simon Bramhall si è dimesso dal suo incarico di chirurgo presso l’ospedale Queen Elisabeth di Birmingham mentre si indagava sulla sua condotta l’estate seguente i fatti sopracitati, ammettendo il suo sbaglio. La vanità lo avrà spinto a siglare questi fegati? Considerato che nel farlo il chirurgo ha compiuto una azione completamente inutile, che non portava ai pazienti nessun vantaggio. Riferendosi a questa insolita e bizzarra di Bramhall, Joyce Robius, di Patient Concern, ha dichiarato che in questa vicenda si fa riferimento a pazienti, e non ad un “libro di autografi”.

Chissà cosa direbbe Ippocrate

Durante la prima udienza del processo a suo carico Bramhall, che indossava un completo a giacca su una camicia rosa, ha confermato al giudice di aver compreso il procedimento a suo carico ed ha per ora ottenuto la libertà condizionata. Questa sua condotta viene definita durante il processo, senza precedenti, per quanto riguarda il diritto penale. L’azione criminale ed eticamente inconcepibile, oltretutto, non si riferisce ad un incidente isolato, poichè il reato si è ripetuto per una seconda volta, alla presenza dei colleghi. Occorrevano inoltre precisione ed abilità per non incorrere in complicazioni, durante il trapianto, in sala operatoria. I pazienti poi non erano consenzienti, dal momento che erano anestetizzati. Per il giudice Paul Farrer il danno è stato fatto al fegato, quindi si tratta di un danno fisico e non emotivo. Comunque un tradimento, secondo Elisabeth Reid, del Crown Prosecution Service, nei confronti dei pazienti che avevano riposto la loro massima fiducia nel chirurgo.


Già sotto i riflettori ma per meriti

Simon Bramhall compare per la seconda volta alla ribalta della cronaca. La prima per un suo trapianto di fegato nel 2010 ad un uomo che era precipitato a bordo di un aereo, caduto causa nebbia, all’aeroporto di Birmingham, al quale il chirurgo aveva abilmente ricostruito l’organo danneggiato gravemente. Nel febbraio del 2017 invece il Consiglio Medico Generale gli imputava una condotta scorretta per un medico che non aveva seguito i suoi dettami, nell’opporre le sue iniziali, SB, sul fegato dei due trapiantati. A suo sostegno e conforto le parole di un suo ex paziente di Barmhall che , venuto a conoscenza dell’accaduto e delle sue dimissioni successive ai fatti, dichiara che infondo, se il suo fegato trapiantato avesse la sigla del medico, il fatto non avrebbe compromesso nè negato l’esito positivo dell’intervento. Nulla nega infatti che Barmhall gli abbia salvato la vita.

di Danila Rocca