La Palma, massacro delle aree boschive

La parola più adatta per lo scempio perpetrato alle zone boschive di La Palma è massacro.

Sono stati alcuni imprenditori di Tenerife a denunciarlo, dopo aver scoperto una vendita illecita di legname proveniente da La Palma a prezzi che danneggiano il mercato, ma che soprattutto sono l’espressione di un’attività che mina seriamente l’ecosistema canario.

Il massacro indiscriminato di eriche, faggi, allori con tagli superiori ai diametri consentiti, è già un caso di cui si sta occupando l’avvocato Daniel Fajardo, che segue la categoria dei venditori di legname danneggiata dal traffico illecito e che afferma di non avere ancora avuto risposte soddisfacenti dal Cabildo circa il disboscamento illegale.

Il Cabildo, da parte sua, sottolinea che non ha abbastanza guardie forestali per controllare il fenomeno e che comunque il massacro delle aree boschive riguarderebbe l’amministrazione di La Palma.

Gli imprenditori, per non fare torto a nessuno, hanno bussato ripetutamente ad entrambe le amministrazioni, chiedendo una riunione congiunta considerando che la questione riguarda sia il luogo di provenienza del legname che quello di destinazione.

Insomma, per qualcuno che taglia la legna illecitamente, vi è qualcuno che compra altrettanto illecitamente.


Ma il silenzio ottenuto e la posizione particolarmente passiva delle autorità ancora non hanno portato ad una soluzione del danno né ad un’eliminazione del fenomeno.

Il legale delle imprese danneggiate, tutte di Tenerife, invoca la normativa in materia, ricordando che nel gennaio del 2016 è entrata in vigore una riforma della legge forestale, la Ley de Montes, alla quale il Cabildo di La Palma non si è ancora adeguato.

Ma il peggio, come se ve ne fosse bisogno, è che la passività dimostrata dall’istituzione si è trasferita al controllo che dovrebbe essere realizzato sugli approvvigionamenti forestali, visto che esistono regole ben precise e chiare che devono essere seguite, come le misure da rispettare e le procedure vietate, quale il cosiddetto corta a matarrasa, il taglio per uccidere.

Ecco il perché della parola massacro, riferita a procedure che determinano la morte delle specie interessate, che mai più ricresceranno.

Le modifiche apportate alla Ley de Montes, precisa l’avvocato, vietano il taglio di oltre 20 specie diverse di legna e impongono un’unità di misura riferita al volume di legno da accaparrare pari a 0,66 metri cubi, oltretutto un’unità di misura utilizzata fin dai tempi antichi e quindi non una novità.

Finora i furbetti del legname si sono mossi nei comuni di Barlovento, Breña Alta e Mazo, scatenando non poca indignazione tra gli stessi abitanti e non solo tra gli imprenditori corretti che, oltre a rispettare le regole, rispettano l’intera foresta.

Addirittura pare che in alcune zone vi siano aree boschive in cui sono stati effettuati tagli senza l’autorizzazione dei legittimi proprietari, un evento che si configura come reato penale.

L’avvocato è convinto che le due amministrazioni possano collaborare, come già hanno dimostrato di saper fare in altre situazioni.

Per il momento è doveroso denunciare pubblicamente l’accaduto che, oltre a rappresentare un danno economico e ambientale, potrebbe determinare la scomparsa di posti di lavoro per quelle poche famiglie che ancora a Tenerife si dedicano a questo settore.

di Magda Altman